Da Repubblica.it – 02/06/2015 – L’Italia se la cava con le città smart, il patrimonio culturale e il livello di istruzione, arranca sul divario Nord-Sud e sul gap di genere. E i nostri “cervelli” fuggono sempre più all’estero. Ecco lo spaccato che emerge dal rapporto annuale dell’Istat.

Non c’è solo lavoro nel rapporto annuale dell’Istat. Si parla anche di città smart, servizi, donne e stranieri: l’obiettivo, come sempre, è fotografare la realtà sociale del nostro Paese. Una Italia dove aumentano gli studenti stranieri e cresce la fuga dei cervelli, dove le donne non hanno le stesse opportunità di raggiungere posizioni apicali nella loro professione e dove si punta (con gravi ritardi e divari territoriali) a città sempre più ecologiche e “intelligenti”. Una Italia dove più della metà degli stranieri presenti (superano i 5 milioni, dai 4,8 milioni del 2014) dice di trovarsi bene nel nostro Paese. Filippini in testa, poi ucraini e romeni, mentre sono i cinesi a dichiarare di trovarsi peggio.

La scuola parla sempre più lingue. Aumenta di circa il 12% la presenza di alunni stranieri nati in Italia, che ormai superano in quantità i figli dei migranti arrivati qui dopo la nascita. Nel complesso gli studenti di altra nazionalità nel nostro Paese sono oltre 800mila, il 9%. La metà di loro, tra i 10 e i 24 anni, iscritti alle scuole italiane secondarie di primo e secondo grado, vorrebbe proseguire gli studi e iscriversi all’Università.

Aumenta anche il livello di istruzione della popolazione italiana: nel 2014, i residenti di 15 anni e più con qualifica o diploma di istruzione secondaria superiore sono il 35,6%, quelli con un titolo universitario sono il 12,7% (tra le donne il 13,5%). Anche i cervelli italiani in fuga, però, sono sempre di più: la mobilità verso l’estero è superiore di quasi sei punti a quella della precedente indagine (7% dei dottori di ricerca delle coorti 2004 e 2006). Se ne vanno soprattutto fisici, matematici e informatici.

Con la cultura si mangia. Capofila di quelli che il rapporto dell’Istat chiama i “territori della grande bellezza” sono le città di Firenze e Roma con oltre 33 milioni di visitatori di musei (che diventano 50 con Torino, Milano, Venezia e Pompei), mentre Roma e Milano si confermano le capitali dell’iniziativa imprenditoriale con 43mila unità locali e 113 mila addetti che operano nella cultura, pari a un quinto del totale nazionale.

Si punta alle città smart. Crescono le iniziative indirizzate a incrementare la trasparenza dei processi amministrativi e la partecipazione attiva dei cittadini, scelte gestionali eco-sostenibili previste dai comuni per la gestione dei propri uffici, innovazione tecnologica e innovazione eco-sociale per migliorare la qualità della vita e dell’ambiente nelle aree urbane.

Sul nodo rifiuti, la raccolta differenziata ancora non incide (pari in media a meno del 40 per cento, è lontana dal target nazionale del 65 per cento previsto per il 2012), ma ci si sta attrezzando per agevolarla con iniziative come la raccolta porta a porta (realizzata nel 2013 in 101 capoluoghi), il ritiro su chiamata degli ingombranti (in 111) e la disponibilità di isole ecologiche (in 105 comuni).

Traffico 2.0. C’è da migliorare invece sulla dotazione di mezzi pubblici ecologici: nell’ultimo anno gli elettrici e/o ibridi sono in media il 2,6 per cento e quelli a metano e a Gpl rispettivamente l’8,5 e il 4,8% del parco mezzi. Nell’area della smart-mobility è sempre più diffusa l’offerta di info-mobilità, con sistemi di pagamento elettronico della sosta (presenti in 41 città), applicazioni per dispositivi mobili (in 20), avvisi sul traffico vis sms (in 8 città), e l’acquisto di titoli di viaggio on-line (25). Sono invece 50 le città con paline elettroniche alle fermate dei mezzi pubblici. In tema di smart energy il 30% dei capoluoghi, soprattutto a Nord, ha installato punti di ricarica su strada per i veicoli elettrici, ma nel complesso migliora anche l’efficienza energetica dell’illuminazione pubblica, con un 4,8% di punti luce a led, un più 40% nell’ultimo anno.

Un cittadino su dieci rinuncia alle cure mediche. Troppe differenze regionali nella sanità: complessivamente arriva a 9,5% la quota di persone costrette a rinunciare ad una prestazione sanitaria, percentuale che scende al 6,2% nel Nord-ovest e sale al 13,2% nel Mezzogiorno. Nel complesso, in Italia una persona su dieci rinuncia alle cure mediche per i costi troppo alti o per le lunghe attese o per carenza dell’offerta. Al Sud si registrano più difficoltà di accedere ai servizi e le situazioni più gravi si riscontrano nei centri urbani meridionali e nelle isole, soprattutto per l’accesso a pronto soccorso, ai presidi delle forze dell’ordine e agli uffici comunali.

Sanità, da nord a sud la soddisfazione scende. Al Nord aumenta la quota dei cittadini che ha un giudizio positivo sull’attività del servizio sanitario pubblico: quasi il 30 per cento si dichiara molto soddisfatto (con punteggi da 8 a 10). Al Sud la quota non raggiunge il 10%. Nel tempo i giudizi si sono polarizzati, con l’aumento complessivo delle persone contente al Nord e di quelle che invece non lo sono soprattutto nelle regioni del Sud, dove quasi una persona su tre esprime un giudizio negativo (con punteggi da 1 a 4).

Parità di genere ancora lontana. Le donne sono ancora ostacolate nell’accesso alle posizioni di vertice nelle aziende. Il 2014 non ha portato nessun cambio di passo nella parità di genere in carriere manageriali. Donne ancora escluse dalle stanze dei bottoni e dai bonus retributivi che caratterizzano le posizioni al top. Il livello di istruzione, la durata dell’esperienza nel mercato del lavoro e la cittadinanza del lavoratore determinano un effetto sul differenziale retributivo che è superiore per gli uomini rispetto alle donne e varia a livello territoriale. E’ maggiore quando si tratta di livelli retributivi più alti. Il divario di genere, però, non riguarda solo le posizioni di vertice. Il fenomeno è diffuso a tutti i livelli.

I mestieri che resistono alla crisi. Ci sono alcune professioni vincenti passate quasi indenni attraverso la crisi economica: tra queste le badanti, gli operatori socio-sanitari e anche gli addetti alla pulizia in uffici e abitazioni. Questi lavori li fanno per lo più le donne e gli stranieri.