Da TecnicaDellaScuola.it – 08/07/2013 – L’idea è del segretario del PD, Guglielmo Epifani: ormai è un diritto acquisito da tutti i modelli europei più avanzati, l’impostazione chiusa non funziona più. Però c’è chi vorrebbe mantenere l’attuale normativa: equiparazione effettiva non prima dei 18 anni di età.
Potrebbe essere l’iscrizione alla scuola primaria la dimostrazione che un bambino nato in Italia da entrambi i genitori immigrati ha effettivamente diritto a diventare cittadino italiano. A lanciare la proposta è stato il segretario del Partito Democratico, Guglielmo Epifani, parlando il 6 luglio al Forum Immigrazione organizzato dal proprio raggruppamento politico.
Secondo Epifani, infatti, l’attuale modello di immigrazione che si avvale di “un’impostazione chiusa non funziona. E tutto ci dice – ha continuato Epifani – che un diritto di cittadinanza sulla base dei modelli europei più avanzati è imprescindibile”.
Il segretario del Pd ha quindi esplicitato la proposta, evidenziando anche che a suo avviso si tratterebbe, se trasformata in legge dello Stato, in un’ipotesi davvero equilibrata: tutti “i bambini acquistano al momento della nascita il diritto alla cittadinanza, che diventa effettiva all’atto dell’iscrizione alla scuola elementare”.
Quella di Epifani è una soluzione che si colloca a metà tra quelle di coloro (tutti i partiti dell’area a sinistra del Parlamento, ma anche diverse associazioni che si occupano di immigrazione) che vorrebbero la cittadinanza italiana per tutti i bimbi nati nel territorio nazionale, prescindendo dallo status dei genitori, e coloro che invece vorrebbero mantenere l’attuale stato normativo (Lega Nord in testa). Quello che permette, ai figli di immigrati, di acquisire i diritti dei cittadini italiani solo su richiesta, a determinate condizioni e, comunque, non prima del compimento del 18esimo anno di età.