Da TuttoScuola.com – 14/12/2016 – Si compiace di essere considerata una pragmatica, il nuovo ministro dell’istruzione, la senatrice PD Valeria Fedeli. Fatti non parole, dunque, sembra essere la priorità del suo nuovo incarico politico.

Non aspettiamoci, quindi, molte dichiarazioni, ad esempio, per contrastare le prime polemiche che hanno già accompagnato il suo ingresso al palazzo della Minerva: la teoria del gender, la sua posizione personale in caso di vittoria del no, il suo titolo di studio.

È lecito, dunque, aspettarsi da lei soprattutto azioni, interventi concreti di metodo e di merito, probabilmente in discontinuità con chi l’ha preceduta al Miur per cercare di riconquistare la fiducia e il consenso del mondo dell’istruzione scosso dalla Buona Scuola. Prima di entrare nel merito delle questioni aperte sull’attuazione della legge 107, la Fedeli dovrà scegliere se dare priorità al metodo o ai problemi, se, cioè, aprirsi subito al confronto con soggetti esterni oppure se agire dall’interno del dicastero per provare a sciogliere in autonomia i nodi delle questioni pendenti della riforma.

I sindacati hanno salutato favorevolmente l’arrivo di un ministro-ex-sindacalista, certi di parlare la stessa lingua: ascolto, incontro, confronto, concertazione e, possibilmente, intese e accordi. Tutto quello, insomma, che è mancato con il ministro Giannini, che ha cambiato atteggiamento con i sindacati soltanto a ridosso del referendum.

La Fedeli non avrà molto tempo per decidere. È subito già al bivio: metodo o merito? Se sceglierà da subito la via del confronto, sa che non basterà l’ascolto. Dovrà fare concessioni, alcune delle quali di carattere prevalentemente amministrativo e operativo, di sua competenza, e, altre, di natura normativa e sottratte alla sua diretta competenza, per le quali potrà tutt’al più farsi carico di proporne la modifica in sede parlamentare.

Non potrà nemmeno ‘svendere’ la riforma renziana per compiacere i sindacati. La discontinuità attesa da molti passa da questa scelta. Poi verranno i temi caldi. Li esamineremo nei prossimi giorni in modo più approfondito, uno ad uno. A partire dalla questione della chiamata diretta.