Da InformazioneScuola.it – 24/10/2013 – Il liceo in quattro anni ha il via libera del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Maturità con un anno di anticipo. All’università o al lavoro prima dei diciott’anni, come in altri Paesi europei. La sperimentazione è stata autorizzata per tre scuole paritarie, il collegio San Carlo di Milano, il Guido Carli di Brescia e l’istituto Olga Fiorini di Busto Arsizio. La prima maturità «anticipata» sarà quella dei liceali milanesi, il prossimo anno. Nell’istituto religioso di corso Magenta il progetto era stato avviato tre anni fa con un primo (parziale) sì del ministro Mariastella Gelmini e poi con l’assenso di Francesco Profumo. Poi era partito a Brescia e in provincia di Varese. Il sì del ministero è arrivato per tutti dopo l’estate.
E in viale Trastevere si dice che il ministro vorrebbe introdurre il modello del doppio biennio anche nei licei statali.
Intanto la sperimentazione procede. E altre scuole, da Brindisi a Verona, anche statali vorrebbero il via libera del Miur. «A Busto Arsizio ha chiesto l’autorizzazione anche lo scientifico statale Tosi. E il nostro obiettivo è arrivare alle scuole pubbliche», dice il direttore dell’Ufficio scolastico della Lombardia, Francesco de Sanctis.
Un percorso di studi ridotto, come l’International Baccalaureate. E come i licei italiani all’estero, che durano quattro anni. Il ministro va avanti. Intanto dal San Carlo il rettore don Aldo Geranzani replica ai sindacati: «L’innovazione non ha impatto sull’organico, né sulle risorse. Nessun taglio, nessuna riduzione, piuttosto un nuovo modo di fare scuola che ci allinea all’Europa». Al Liceo internazionale del collegio milanese oggi sono iscritti cento studenti: due classi prime, due seconde e una terza. «Il livello è alto, svolgiamo gli stessi programmi dei licei italiani, non quelli delle scuole internazionali — assicura il rettore —, ma il metodo è nuovo». Al San Carlo ci sono classi da venti studenti, metà degli insegnanti madrelingua inglese, lavagne luminose e iPad, anche lezioni in videochat per gli studenti in stage all’estero: l’offerta è ricca, ma è una scuola privata, le famiglie pagano rette da novemila euro all’anno. Possibile replicare questo modello nella scuola pubblica? «Il metodo è esportabile anche con meno risorse», sostiene don Aldo Geranzani. «Tanti presidi mi hanno già contattato».