Da TecnicaDellaScuola.it – 04/04/2016 – Ci sono dei doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta, a cui il dipendente pubblico, e in particolar modo un insegnante, è chiamato alla scrupolosa osservanza.

Infatti, a tale proposito per evitare fraintendimenti, i dirigenti scolastici richiamano, nei regolamenti d’Istituto e in alcune circolari interne, il regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici ai sensi del DPR n.62 del 13 aprile 2013.

Un insegnante quindi, ai sensi dell’art.3 comma 2 del suddetto decreto del Presidente della Repubblica, è chiamato al rispetto dei principi di integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza. Per quanto suddetto, secondo semplici principi di etica comportamentale, esistono per i docenti dei doveri deontologici di condotta professionale a cui non è concessa nessuna assoluzione.

Ecco perché il docente che mal si comporta, rischia la sospensione dal servizio. In questi ultimi anni, i casi di insegnanti sospesi dal servizio, anche per diversi mesi, è in continuo aumento.

Ricordiamo il caso di un docente di una scuola secondaria di Milano, che accusato di avere atteggiamenti scorretti nei confronti dei colleghi, di turbare pubblicamente e pesantemente l’ambiente scolastico, di avere pessime relazioni con gli alunni delle sue classi e di avere pubblicato un post su facebook, in cui criticava, in modo generico, il “lecchinaggio” fatto da alcuni colleghi al DS, ha avuto sei mesi di sospensione dal servizio ai sensi dell’art. 495 d.lgs. n. 297/94, per atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze in servizio.

Ricordiamo anche il caso recentissimo di una docente nel viterbese, che , secondo indagini della Polizia di Stato, avrebbe insultato e deriso un suo alunno con un lieve deficit cognitivo, fino ad arrivare a istigare il resto della classe a picchiarlo.

Per la docente è scattata immediatamente la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio di un Pubblico Ufficio. Altri casi recenti, per cui si sta valutando la gravità dei comportamenti denunciati, vedono docenti accusati di destabilizzare l’ambiente scolastico, di avere offeso l’onorabilità professionale delle RSU e del DS, di avere offeso la professionalità di alcuni docenti della stessa disciplina, di avere usato modi aggressivi nei confronti delle docenti donne e altri comportamenti scarsamente deontologici documentabili. Si tratta di casi veramente spiacevoli, ma che sono una spia di un forte disagio psicologico di alcuni docenti che non sopportano il peso di un ruolo gravoso.

Alla luce di queste storie, una domanda al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è d’obbligo: “Non sarebbe il caso di introdurre, a scopo preventivo, l’obbligatorietà di una visita psicologica triennale per i docenti?”.