Da ProfessioneInsegnante.it – 09/09/2016

Un paio di anni fa l’ente INPDAP effettuò un’ indagine molto accurata tra i dipendenti degli enti pubblici. Furono analizzate alcune migliaia di casi gestiti dalla ASL di Milano in 10 anni di attività. Dalle indagini statistiche emerse che la categoria più esposta a tale sindrome è quella degli insegnanti. Ciò soprattutto per via di tutta una serie di fattori che non consentono ai lavoratori della scuola di svolgere le proprie mansioni con serenità. Tra i principali fattori emergono il lavoro in classi numerose, la situazione di precarietà di molti insegnanti anche di ruolo che cambiano scuola in continuazione, il rapporto con un gran numero di persone e soprattutto l’attività extra scolastica spesso sottovalutata. Molti insegnanti svolgono a casa una gran mole di lavoro, tra correzione compiti e preparazione delle lezioni, continuando a vivere a casa le particolari situazioni stressogene vissute a scuola.

Il risultato è che spesso non staccano mai la spina come avviene a chi lavora in ufficio o nelle fabbriche; questi ultimi infatti, una volta chiuso il cancello alle spalle, calano anche  il sipario sull’attività lavorativa che riprenderà il giorno dopo. La sindrome da Burnout è tanto più accentuata quanto più sono gli anni di servizio accumulati. I docenti prossimi alla pensione sono i più colpiti e il principale motivo per cui vorrebbero andare in pensione è proprio il fatto che, tra classi da gestire e la gran mole di burocrazia da tenere sotto controllo, non riescono proprio a seguire i ritmi che la scuola impone. I risultati spesso sono sotto gli occhi di tutti. Ogni anno si registrano migliaia di domande che accertino l’inidoneità all’insegnamento ovvero l’incapacità a tener testa alla grande concentrazione che la scuola richiede. I docenti richiedono, di fatto, di essere demansionati e inseriti in altri contesti lavorativi. Questo fenomeno forse da solo descrive e dimostra che un lavoro per essere usurante non deve impegnare solamente i muscoli. Ma come si configura un disturbo così importante nel contesto della nuova riforma? Cosa ci si può aspettare nella riforma della chiamata diretta e dell’allontanamento dei docenti “poco efficienti” dopo tre anni di servizio? Non c’è dubbio che lo scenario che ci dobbiamo aspettare sarà dei peggiori, con insegnanti stretti tra un pensionamento che ogni anno si allontana sempre più, perchè richiede più anni di servizio, e un dirigente scolastico sempre più insofferente nei confronti di un “servizio” che, probabilmente, lascia a desiderare non tanto per incapacità del docente quanto per un vero e proprio disturbo psichico che non si riesce proprio a riconoscere!