Da TuttoScuola.com – 16/12/2013 – Eric Hanushek, tra i più noti economisti dell’istruzione contemporanei, docente alla Stanford University, considerato uno degli ispiratori dell’Ocse in campo educativo, non ha dubbi o esitazioni. Lo si è visto in particolare nell’incontro pomeridiano del 12 dicembre, quando è stato sottoposto a un fuoco di fila di domande sulla scuola americana, alle quali ha risposto in modo pacato, mostrando grande sicurezza. “Io sono un economista”, ha detto, “abituato a utilizzare numeri e dati, insomma ciò che è misurabile. Non mi chiedete di dire qual è il peso di variabili non misurabili perché non saprei cosa dirvi. Esprimerei un punto di vista soggettivo, e quindi non valido dal punto di vista scientifico”.

Via libera, dunque, a una serie di evidenze empiriche. In materia di qualità professionale degli insegnanti, per esempio, il professore cita i risultati di ricerche condotte negli USA in base alle quali lo scarto fra le conoscenze acquisite dagli studenti di un insegnante eccellente rispetto a quelle acquisite dai compagni che hanno avuto un insegnante scadente equivale alla frequenza di un intero anno di un gruppo medio di riferimento (studenti ‘normali’ con un insegnante ‘normale’).

Altre ricerche mostrano che un insegnante eccellente – a parità di ogni altra condizione – migliora le aspettative di reddito dei suoi studenti nell’arco della loro intera vita lavorativa. Mentre basterebbe licenziare meno dell’8% degli insegnanti meno capaci per ottenere un innalzamento medio dei risultati nei test internazionali di matematica di 30 punti della scala Pisa 2012. Se gli USA adottassero una misura di questo genere passerebbero dal 27° al 7° posto fra i 34 paesi membri dell’OCSE, a ridosso dell’Olanda (e del Nord-Est italiano che a tale livello c’è già, si potrebbe aggiungere).

Anche ad altre domande e osservazioni Hanushek risponde con i dati. Per esempio: all’anzianità di insegnamento non corrisponde in genere un miglioramento dell’efficacia didattica del docente. Gli studenti delle scuole che adottano sistemi di valutazione che comportano premi o sanzioni ottengono risultati migliori di quelli che frequentano scuole dove tali misure non si applicano. Il fatto è, dice il professore, che “salari più alti legati alle performance attirano al mestiere laureati di miglior qualità e ne garantiscono la permanenza nel settore”.

Va osservato che se in alcuni Paesi questo è vero e dimostrabile con i numeri, in altri (per esempio quelli del Nord Europa) ad attirare verso la professione di insegnante non sono tanto gli incentivi economici quanto quelli culturali, come il prestigio sociale della professione, la qualità della formazione iniziale e in servizio, le prospettive di carriera.