Da TuttoScuola.com – 26/05/2015 – Sarà, secondo una stima prudenziale, di 300 milioni di euro il costo per l’erario della mancata assunzione nel settembre 2015 dei docenti inseriti nelle graduatorie di merito concorsuali, come invece è previsto dal Testo Unico della Scuola. Il tutto per non farli lavorare. È quanto scrivono in una nota stampa gli insegnanti che hanno superato l’ultimo concorso a cattedre, GM 2012 in rispetto del T.U.

“Al calcolo si arriva piuttosto semplicemente – spiegano i docenti inseriti in Graduatoria di Merito -. Abbiamo ipotizzato una sentenza della Corte Costituzionale che giunga all’inizio dell’anno scolastico 2019-20, sulla base dei tempi correnti di rinvio dalla giustizia ordinaria alla Consulta e i tempi di quest’ultima, e che vada a sanare le posizioni di chi ha superato l’ultimo concorso, ma la cui assunzione sarà stata ‘congelata’ per il 2015, come previsto oggi dal ddl scuola. Abbiamo ipotizzato un tempo medio di mancata percezione degli stipendi di due anni, sia per chi sarà stato già assunto al momento della pronuncia della Suprema Corte, sia di chi non sarà ancora stato assunto fino ad allora. Noi siamo circa 5mila. Dunque, un costo lordo per lo Stato di 30mila euro annui per 5mila docenti per una media (prudenziale) di due anni, dà luogo alla cifra di 300 milioni di euro. Il tutto a causa della volontà, speriamo provvisoria, del legislatore di mettere la graduatoria di merito ‘in coda’ a quella del personale del precariato storico, in deroga al Testo Unico”.

“Nella malaugurata ipotesi che non dovessero essere ripristinati gli attuali criteri di accesso alla professione docente  – dichiara Romina Pepe, portavoce dei docenti GM 2012 in rispetto del T.U. -, 50% dalla nostra graduatoria concorsuale di merito (che l’anno scorso ha portato in cattedra già circa 6mila colleghi nelle nostre stesse condizioni), e 50% dalle graduatorie a esaurimento, siamo sicuri di vincere un ricorso che speriamo proprio di non dover intraprendere. Abbiamo raccolto già cinque ragioni di incostituzionalità del provvedimento che ci interessa, redatte dal costituzionalista Michele Ainis, che ha redatto un parere pro veritate sulla nostra fattispecie, e da altri esperti di diritto scolastico, tutti concordi e senza dubbi in nostro favore”.

“I 300 milioni di euro a carico dell’erario per non farci lavorare  – continua la portavoce dei docenti che hanno superato l’ultimo concorso – sono solo una parte del prezzo da pagare per il rinvio della nostra ordinaria assunzione. Un procedimento giudiziario costerà a noi, in termini di tempo atteso per potere lavorare, nonostante l’esito del concorso. Al sistema scolastico, per la temporanea rinuncia alle uniche risorse selezionate tramite concorso a cattedre negli ultimi 15 anni. All’amministrazione, per l’istruzione di processi. Alla credibilità delle istituzioni, per l’approvazione di una norma incostituzionale e irragionevole”.

“In realtà, la Commissione Cultura della Camera, anche con l’ausilio dell’Ufficio Studi di quel ramo parlamentare, ha bene individuato l’illegittimità della soluzione giuridica prospettata per noi – conclude Romina Pepe -, ma ha finito con l’elaborare una soluzione comunque incostituzionale, i cui possibili effetti rischiano di essere onerosi per tutti. Per questo auspichiamo che il Senato approvi il piano assunzionale straordinario, non derogando alle percentuali di accesso previste dal Testo Unico”.