Da TuttoScuola.com – 07/10/2016 – La notizia, data dal ministro Giannini, della imminente pubblicazione di ‘Linee guida’ sull’educazione all’affettività è stata accolta da opinioni diverse e contrastanti, come è sempre accaduto anche in passato ogni volta che si è provato ad affrontare il tema sotto il profilo normativo. Col risultato che l’Italia è rimasta, insieme a Polonia e Bulgaria, l’unico Paese dell’Unione Europea a non prevedere l’educazione sessuale – o all’affettività, come da noi si preferisce dire con evidente understatement – nei curricula scolastici.

Le Linee guida, ha annunciato il ministro a Milano, intervenendo in Triennale all’evento dal titolo ‘Perché la scuola non parla d’amore’, saranno presentate “entro la prima metà di ottobre” e si ispireranno ai principi enunciati nel comma 16 della legge 107 in materia di promozione in tutte le scuole italiane di una cultura delle pari opportunità e di contrasto a ogni forma di discriminazione e di violenza di genere. Non ci sarà, ha precisato Giannini, “un’ora di…” ma “un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi”. Decideranno poi le scuole “in totale autonomia”, le attività ritenute più idonee a realizzare il progetto.

L’iniziativa del ministro è stata apprezzata dalla responsabile scuola di Forza Italia Elena Centemero, che si appresta a sua volta a presentare una proposta di legge che allinei l’Italia agli altri Paesi membri del Consiglio d’Europa (nel cui ambito presiede la commissione Equality and non Discrimination), ma è stata pesantemente criticata da chi teme, come Claudio Risé che lo scrive sul Giornale di sabato scorso, che l’operazione diventi “esercizio di potere del governo sugli studenti e sulle loro emozioni, esercitato con ‘linee guida’ e altri orpelli governativi”, una “ortopedia dell’anima”, aggiunge l’editorialista citando Foucault ma esagerando assai, a nostro avviso, nell’assegnare all’attuale Miur un ruolo di ‘istituzione totale’. Anche il mondo cattolico chiede che le famiglie siano coinvolte “in forza del loro primato educativo”, come scrive l’Agesc in un comunicato.

La sensazione, piuttosto, è che la vaghezza di Linee guida che rimettono ogni decisione operativa alle scuole riservi all’educazione all’affettività un destino non diverso da quello dell’educazione civica: una non-materia della quale si occupano tutti e nessuno. Ma più spesso nessuno.