Da TuttoScuola.com – 20/01/2018 – Sono più di 150mila oggi le persone che si prendono cura di bambini, immigrati, disabili, anziani e tossicodipendenti. Oltre 150mila tra educatori e pedagogisti che oggi hanno una legge che regola la loro figura professionale. Con una grande novità: l’obbligo di laurea per esercitare la professione. Secondo quanto riporta il Corriere.it, infatti, è stato approvato un emendamento alla legge di Bilancio che fissa i requisiti fondamentali per diventare educatore di professione. La legge 2443 era già stata approvata alla Camera oltre un anno fa dopo oltre 10 anni di tentativi, ma poi si era arenata al Senato. Con l’approvazione dell’emendamento alla legge di Bilancio viene “blindata” e si candida a diventare legge entro la fine dell’anno e ad entrare in vigore dal primo gennaio 2018.

Tre i requisiti fissati per diventare educatori: oltre l’obbligo di laurea a cui abbiamo accennato, gli ambiti di competenze e i campi in cui esercitare la propria professione

«Grazie a questa legge – dice al Corriere.it Vanna Iori, deputata Pd e prima firmataria della legge – si avranno servizi educativi più efficienti», ma soprattutto, «per la prima volta in Italia si mette ordine nella confusione normativa stabilendo l’obbligatorietà della laurea: educatori non ci si improvvisa, è al contrario necessaria un’adeguata preparazione e formazione». La laurea però, riconosce anche la Iori, «non è una garanzia sufficiente perché sono necessarie anche passione e intelligenza emotiva, ma sicuramente acquisire le competenze di base per il delicato compito educativo è un requisito indispensabile».

Sono tre i requisiti fissati: oltre alla laurea, gli ambiti di competenze e i campi in cui esercitare la propria professione. Spiega la deputata Udc Paola Binetti, cofirmataria della legge con la Iori: «Non basteranno più i brevi corsi organizzati da enti diversissimi tra di loro – spiega a deputata Udc Paola Binetti, cofirmataria della legge con la Iori -, per potersi fregiare del titolo di educatore. Le competenze richieste sono vastissime e per questo non possono che essere di tipo accademico, proprio perché è molto ampio il terreno su cui sono chiamati ad intervenire per dare risposte ai bisogni emergenti, spesso inediti nell’attuale quadro sociale». Inoltre, vengono definiti per la prima volta gli spazi entro i quali i laureati in Scienze dell’educazione dovranno agire e i «confini» da non superare, quelli che caratterizzano l’ambito socio-sanitario, in cui restano come interlocutori privilegiati i laureati che provengono dalla facoltà di Medicina e svolgono una professione a carattere sanitario.