Da TecnicadellaScuola.it – 23/11/2013 – Una storia dell’assurdo, alla Beckett, accade a Treviso dove almeno otto docenti, con quarant’anni di anzianità e in già pensione, vengono richiamati a scuola dal Miur: ci siamo sbagliati, al lavoro.

È sembrata loro, racconta il Corriere del Veneto, ad una prima lettura della comunicazione del Miur una sorta burla di grottesco sapore, ma poi leggendo meglio e confrontando protocolli e firme hanno capito che la missiva era seria, fin troppo seria, anzi raccapricciante. E così almeno otto docenti sono stati improvvisamente catapultati, come in un incubo, dalla sospirata quiete della pensione, all’usato quarantennale lavoro.

«Una comunicazione che mi ha cambiato la vita – spiega il trevigiano R.R., uno dei professori beffati – qui si è giocato con la vita delle persone», per cui è stato giocoforza rivolgersi agli avvocati che stanno verificando la sussistenza degli estremi giuridici per chiedere l’annullamento del provvedimento o per valutare un eventuale risarcimento dei danni. «A dire il vero la cessazione di servizio partiva dal primo settembre – continua l’insegnante – ma quella telefonata mi ha cambiato la vita: nonostante il ritardo ero comunque felice di dar seguito alle passioni che avevo dovuto mettere in secondo piano. Ho terminato la mia ultima lezione e ho salutato tutti». Venti giorni dopo però il contrordine: «Prof, c’è stato un errore. Deve tornare a scuola». L’avviso è perentorio: «si comunica che la cessazione di servizio è da considerarsi annullata».

Ma cosa è successo esattamente?

Il prof fa parte di quella schiera di docenti della “Quota 96”, nati cioè nel 1952 ma incappati senza volerlo nelle maglie ossessive della Legge Fornero che posticipa di 5 anni il diritto, acquisito al 31 agosto del 2012, alla pensione. «Sul punto (della Legge Fornero) è stata portata avanti una class action – precisa il prof – ma non sappiamo ancora quale potrà essere l’esito dell’azione legale contro il ministero». Nel frattempo scatta la norma che «se ci sono esuberi in una classe di concorso e avendo acquisito i quarant’anni di lavoro, questi esuberi possono andare in pensione».

Ed ecco spiegarsi il quid. Su questa norma la scuola manda in quiescenza questi incolpevoli docenti, ma poi il 20 ottobre arriva l’amara rettifica. «Scusate, ci siamo sbagliati, l’esubero non è proficuamente utilizzabile».

Un esubero bluff in poche parole e che in ogni caso discrimina e divide e che non rende giustizia, non solo a questi insegnanti veneti due volte beffati, ma anche a tutti gli altri in possesso di uguali requisiti ma non “esuberanti”.  «Siamo stati trattati come sacchi di patate – si sfoga ancora l’insegnante trevigiano – è ingiusto quello che ci è capitato dopo così tanti anni di servizio. Inammissibile venire trattati con tanta superficialità su aspetti della vita così importanti». Il Corriere del Veneto precisa che l’insegnante invierà una lettera al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza per informarla di quanto accaduto. «Mi sembra doveroso far sapere cosa succede in questo Paese – continua – senza contare che la beffa potrebbe rivelarsi molto lunga. Se la class action contro la legge Fornero non porterà i risultati sperati, dovrò restare in servizio fino al 2017». Altri tre anni, se tutto va bene. «Possono sempre intervenire nuove normative – chiude il prof beffato – un mio collega che ha rifiutato il pensionamento per insegnare un ulteriore anno, per sopravvenute leggi si è visto rinviare la cessazione di servizio di altri cinque anni. Vista l’instabilità dei nostri governi, non posso quindi sapere quanto questo “errore” mi costerà in termini di anni di lavoro, se cioè nell’agosto 2017 potrò andare in pensione o se un nuovo cavillo di una nuova normativa confezionata da un nuovo ministro stravolgerà ancora la mia vita».