Da Corriere.it – 21/03/2015 – Pubblichiamo l’intervento di Alberto Moreni, dirigente scolastico fiorentino in pensione, che entra nel dibattito sull’esclusione dal concorso per la scuola dei giovani altamente qualificati che hanno conseguito il dottorato di ricerca. “Ora si ritrovano tagliati fuori dall’insegnamento a scuola e università”.

In questi giorni si rinnova – speriamo in modo non troppo effimero/evanescente – l’attenzione mediatica verso la scuola. Tra i temi emergenti, quello dell’assunzione degli insegnanti – a partire dall’anno scolastico 2016/2017 – esclusivamente per concorso: ottima cosa per i futuri studenti, se i concorsi saranno adeguatamente organizzati e gestiti. Per l’ammissione ai nuovi concorsi sarà necessario essere in possesso di abilitazione all’insegnamento, e anche su questo nessuna obiezione.

E’ stato tuttavia opportunamente rilevato da alcuni (ad esempio dal professor Claudio Giunta dell’Università di Trento) che dai percorsi annuali o  biennali per il conseguimento dell’abilitazione attivati negli scorsi anni (SISS, TFA, PAS…) sono rimasti esclusi molti giovani altamente qualificati che stavano invece seguendo i ben più impegnativi percorsi triennali per il conseguimento del dottorato di ricerca.A questi corsi, occorre ricordarlo, questi giovani erano stati ammessi tramite concorsi banditi dalle università e la frequenza risultava generalmente incompatibili con altri corsi abilitanti e con attività di supplenza nelle scuole.

La maggior parte di questi giovani si trovano ora esclusi – non per loro demerito, ma a causa della riduzione delle risorse allocate per la ricerca e del blocco delle assunzioni in ambito accademico – sia dall’università sia dalla scuola.

Una loro ammissione ai prossimi concorsi della scuola (ovviamente per le aree di specifica competenza e in coerenza con i percorsi di studio e ricerca seguiti da ciascuno) costituirebbe, oltre che elemento di equità, occasione per dare un segnale di attenzione all’importanza della qualificazione culturale dei futuri insegnanti e permetterebbe di  far entrare nella scuola persone particolarmente preparate e – per abito mentale ed esperienza di ricerca – propense all’approfondimento e all’aggiornamento, con evidenti vantaggi per i futuri studenti e per l’immagine stessa della scuola.