Da TuttoScuola.com – 02/10/2016 – In Italia, la maggior parte delle cattedre libere si trovano al Nord ma sarebbero dovute essere quasi 9mila in più.

Basterebbe solo che il rapporto alunni per classe fosse uguale per tutti i territori. È quanto si evince dalle conclusioni di uno studio nazionale sul rapporto alunni per classe rilevato dal Miur nei giorni scorsi: ebbene, nell’anno scolastico appena cominciato il numero di alunni medio è stato pari a 21,09, in leggera diminuzione rispetto agli ultimi anni. Ma le risultanze che si hanno in determinate regioni sono diverse da altre.

In Calabria, ad esempio, le classi ospitano in media 19,01 alunni, mentre in Emilia Romagna per ogni classe ci sono in media 22,25 alunni. Le due regioni rappresentano la punta di un fenomeno che riguarda le aree geografiche di appartenenza: al Nord il rapporto alunni/classe si attesta a 21,63, al Sud e nelle Isole a 20,36.

“Oltre che sul piano didattico e organizzativo, questo ha delle conseguenze anche in termini di cattedre: se il rapporto medio nazionale di 21,09 fosse uguale per tutti i territori, andrebbero ridistribuiti ben 8.900 posti dal Sud al Nord”.

Insomma, dovevano essere in numero maggiore le cattedre al nord, verso le quali si sarebbero dovuti spostare probabilmente docenti meridionali. Quindi, alcune migliaia di loro, quindi, si sarebbero vista assegnata una cattedra vicino casa anche grazie al più favorevole rapporto alunni/classe consentito dal Miur.

Del resto, è appurato che l’offerta di insegnanti è concentrata ormai nel Mezzogiorno (il 74% degli insegnanti interessato ai trasferimenti per mobilità di questa estate era meridionale, a fronte del 38% dei posti disponibili al Sud e nelle Isole).

Con lo studio, sono stati confrontati i dati degli alunni e delle classi delle scuole statali dell’ultimo decennio, dal 2007/08 al 2016/17. Ed è stata scoperta una costante: rispetto al rapporto medio nazionale il Sud e le Isole sono sempre state sotto la media e nel corso del decennio la forbice con gli altri territori è andata sempre più allargandosi.

In conclusione, per la rivista lo spostamento obbligato al nord di tanti docenti meridionali non solo è dovuta a fenomeni demografici e sociali, ma risulta anche “mitigata dalla politica degli organici che i governi hanno seguito almeno nell’ultimo decennio, con l’intensificarsi del trend di diminuzione di nascite, e quindi di studenti e di cattedre, al sud del paese”.

Una politica confermata dal governo Renzi, che dopo aver introdotto le assunzioni su area nazionale ha comunque lanciato la ciambella di salvataggio dell’assegnazione provvisoria sugli organici di fatto subito dopo l’anno di prova, con quest’ultimo già svolto in moltissimi casi nella provincia di residenza grazie alla trasformazione legalizzata della supplenza annuale in anno di straordinariato.

In generale, infine, “una diversa distribuzione dei posti di docente avrebbe potuto determinare un certo riequilibrio nel numero delle classi e un rapporto alunni/classe più armonico ed equo, con effetti non indifferenti sul piano didattico ed organizzativo”.