Da TecnicaDellaScuola.it – 11/06/2015 – Provo a dare qualche consiglio agli studenti che si preparano a sostenere la prova scritta di italiano degli esami di maturità.

PRIMO – Portate in aula il testo non commentato della Costituzione, che non è vietato consultare: potrebbe fornirvi preziosi punti di riferimento in materia di diritti, doveri, uguaglianza, parità tra i sessi, libertà, democrazia, solidarietà, pace, lavoro, tutela della salute e dell’ambiente.

SECONDO – Analizzate attentamente la traccia prescelta, e “studiate” i documenti ad essa allegati, per capire bene a quali domande dovete rispondere. Alcuni anni fa, molti candidati fraintesero un tema su Dante, il quale non chiedeva di limitare il discorso a un solo canto del Paradiso, ma di “prendere lo spunto da un canto”per sviluppare a più ampio raggio tre aspetti della poesia dantesca. Individuate nella stessa traccia le parole chiave ed esploratene tutti i possibili significati e le applicazioni pratiche con l’aiuto del vocabolario. Per esempio, se si parla di non condivisione dei “valori morali” dei genitori da parte di molti giovani, bisogna innanzi tutto definire quali siano quei valori.

TERZO – Fate, preliminarmente, una scaletta, cioè uno schema degli argomenti da toccare, elencandoli prima alla rinfusa, così come vi vengono in mente, e poi disponendoli secondo un ordine logico. Quindi tenetela d’occhio nell’eseguire il compito.

QUARTO – Cominciate a scrivere, senza perdere tempo nella ricerca di una frase ad effetto, affrontando direttamente le questioni proposte nella traccia. Per esempio, se il tema da trattare fosse l’incomprensione tra genitori e figli, si potrebbe esordire così: “Secondo me, sono due (o tre o quattro) le ragioni principali dell’incomprensione che c’è in molti casi tra genitori e figli: …”. Quindi fate un’analisi delle singole ragioni enunciate e aggiungete le vostre considerazioni. Se poi, strada facendo, scovate un’idea geniale per l’inizio, cambiate l’incipit. Comunque, rifuggite da banalità del tipo: “Al giorno d’oggi si parla molto di…”, “Fin dai tempi antichi…”, “Da che mondo è mondo…”.

QUINTO – Potete anche mettere in discussione l’impostazione del tema, dichiarando di non condividerla e motivando il vostro dissenso. In ogni caso, è molto importante riuscire a dimostrare di possedere uno spirito critico equilibrato, capace di riconoscere gli aspetti positivi e quelli negativi presenti in ogni manifestazione della vita umana, e di distinguere comportamenti diversi in ogni ambito sociale (tra i giovani, tra gli immigrati, tra gli abitanti di una città o di una regione…). Per sottrarsi a generalizzazioni arbitrarie può essere utile ricorrere a locuzioni limitative, come “in parte”“in gran parte”,“in molti casi”.

SESTO – Se l’argomento è troppo ampio (del tipo “i grandi problemi dell’umanità”, che nemmeno i leader mondiali riescono a risolvere), restringetene la trattazione al campo della vostra esperienza (“Nella mia città…”, “A casa mia…”) e delle vostre conoscenze, astenendovi da argomentazioni retoriche (sostanzialmente vuote) e riecheggiamenti approssimativi di opinioni altrui. Manifestate eventualmente i vostri dubbi (“Non sono certo che…”, “Non mi sento di indicare una soluzione…” ), piuttosto che ostentare un’improbabile sicurezza. Citate casi concreti a sostegno delle vostre affermazioni.

SETTIMO – Usate un linguaggio semplice e chiaro, lasciando da parte il “difficilese”, che non serve a fare bella figura, i luoghi comuni (come “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”), le frasi fatte (come “spesso e volentieri”, “ammesso e non concesso”, “non più di tanto”, “una manciata di secondi”), gli estremismi lessicali (come “estremamente”, “assolutamente”, “perfettamente”“quanto mai”). Evitate periodi troppo lunghi e contorti. Consultate il vocabolario tutte le volte che non siete sicuri del significato o dell’ortografia di una parola.

OTTAVO – Per concludere, non c’è bisogno di sparare fuochi d’artificio. Basta completare il ragionamento, con l’eventuale aggiunta di un auspicio (“Spero che…”, “Mi auguro che…”), o di una frase riassuntiva (“In conclusione, si può dire che…”). Se poi trovate una buona battuta finale, tanto meglio.

NONO – Prima di trascrivere l’elaborato in bella copia, controllate che non vi siano digressioni fuori tema, ripetizioni di concetti o di vocaboli, tempi verbali discordanti, costruzioni anacolutiche (che cominciano in un modo e terminano in un altro), espressioni poco comprensibili.

DECIMO – Alla fine, ripassate tutto il testo, verificando la punteggiatura e toccando con la penna, sillaba per sillaba, ogni parola, in modo da accertarvi pignolescamente che non vi sia sfuggito qualche errore “di stampa”.