Da Corriere.it – 07/10/2015 – Scriveva Jacques Barzun, uno dei più importanti storici e saggisti del ‘900, che per fortuna l’insegnamento non è un’arte perduta. Ma, subito dopo, ammoniva che è il rispetto di tale arte che è diventato, purtroppo, una tradizione perduta. E il rispetto dell’arte dell’insegnamento si difende anche al mattino con una parola pronunciata, preventivamente, entrando in classe e guardando negli occhi il maestro o il professore: buongiorno. Già, il saluto, rispettoso e allegro, pratica dimenticata in molti istituti e che adesso un preside di un liceo scientifico di Empoli, il Pontormo, quasi 1700 iscritti, sta tentando di reintrodurre.

La circolare

Il dirigente scolastico si chiama Tommaso Bertelli e pochi giorni fa ha firmato un’ordinanza, la numero 38, destinata a passare alla storia. Il motivo? In quel documento il professor Bertelli invita gli studenti a dare il buongiorno ai docenti, ma non solo anche a salutare i loro compagni, perché la gentilezza fa bene alla scuola. «E’ un atto di educazione e la scuola non esiste solo per insegnare le discipline, ma ha anche uno scopo pedagogico», ha spiegato Bertelli. L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo dai professori e positivamente, se pur con quel pizzico d’ironia che i ragazzi di quella età usano come un gioco, anche dagli studenti. Che hanno subito messo in pratica la nuova norma. «Buon giorno professore», «Buongiorno Marco», «Buongiorno Lisa».

Galateo delle buone maniere

Trasformando in poche ore la scuola in una sorta di galateo delle buone maniere, senza dimenticare però il rigore e un pizzico di severità (da parte degli insegnanti ora salutati) che fa crescere tutti, docenti e discenti. Perché prima della circolare gli studenti non salutassero resta ancora un mistero che forse, diventerà materia di studio. «Non me la sento come sempre di dare la colpa ai social network», ha detto il preside Bertelli, che oltretutto ha un suo profilo su Facebook. Magari il buongiorno dimenticato ha una spiegazione diversa e può essere spiegato analizzando quell’assopimento della buona educazione che da un po’ di anni a questa parte è diventato come lo studio dell’educazione civica: inesistente o carente. Così un «buongiorno», ma anche un «buonasera» (se il tempo si prolunga), possono aprire lo scrigno della gentilezza e del rispetto per gli altri. Come una password dimenticata.