Da TuttoScuola.com – 22/07/2016 – Lentamente, dopo una fase sommersa di reciproci segnali di disponibilità a trattare, quattro su cinque sindacati della scuola ‘rappresentativi’ (Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals) hanno sottoscritto con il Miur una pre-intesa sulla questione delle modalità di assegnazione dei docenti dai nuovi ‘ambiti’ territoriali istituiti dalla legge 107 alle scuole.

Lo ha annunciato un comunicato unitario delle quattro organizzazioni dopo l’incontro “in sede politica” (cioè alla presenza di rappresentanti del Governo, nella fattispecie il sottosegretario Faraone)  del 6 luglio 2016, svoltosi al MIUR. La cauta prosa sindacale riconosce che l’incontro “ha permesso di definire le condizioni per giungere alla positiva soluzione di un accordo sulla sequenza contrattuale per l’assegnazione dei docenti dagli ambiti alle scuole”.

I punti che caratterizzeranno il contratto integrativo “per il quale si ipotizza una definitiva chiusura in tempi brevi” sono tre, così definiti:

  • trasparenza della procedura;
  • oggettività dei requisiti considerati funzionali all’attuazione dell’offerta formativa;
  • garanzia di requisiti definiti su una tabella titoli individuata a livello nazionale senza alcuna discrezionalità della procedura.

Come si nota leggendo tra le righe di un linguaggio accentuatamente diplomatizzato le parti hanno così cercato di trovare un non facile punto d’equilibrio tra il rispetto della norma, che prevede la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, e la richiesta sindacale di ricondurre le scelte dei dirigenti a criteri oggettivi (al di là di quelli di competenza dei Comitati di valutazione delle scuole) e al rispetto dei titoli dei docenti, garantito da una tabella definita a livello nazionale. La domanda delle scuole, basata sul PTOF, e l’offerta dei docenti, basata sui loro titoli, sembrano così – nelle intenzioni delle parti – incontrarsi su un terreno neutro.

L’alternativa sarebbe stata lo scontro frontale e la pratica ingovernabilità delle scuole. Ma non si può non chiedersi se la soluzione prospettata sia in linea con lo spirito della legge. Il pre-accordo mette in una luce diversa anche il referendum abrogativo, che a questo punto perde buona parte delle sue motivazioni.