Da TecnicaDellaScuola.it – 06/04/2016 – Il ritardo dovuto a ragioni tecniche nella emanazione del bando da parte del Miur del concorso per dirigenti scolastici, potrebbe generare di fatto una disparità di trattamento se non si farà al più presto chiarezza su alcuni punti.

Infatti, se sembrano ormai definite alcune questioni come il passaggio della formazione al Miur e non alla SNA (Scuola Nazionale di Pubblica Amministrazione), altrettanto non può dirsi su aspetti non trascurabili del bando, ovvero quelli che riguardano i requisiti per la partecipazione.

Se è pacifico che al corso-concorso per dirigenti scolastici potranno partecipare i docenti a tempo indeterminato con almeno cinque anni di servizio di ruolo ed in possesso di laurea, non altrettanto è chiaro se saranno ammessi coloro che hanno nel proprio bagaglio di esperienze altrettanti anni di servizio ma con incarico a tempo determinato.

A favore della tesi di garantire ad una platea più ampia di docenti la possibilità di partecipazione al concorso vi sono diverse pronunce. Non solo, ma se la giurisprudenza può essere un utile riferimento, anche il buon senso dovrebbe guidare l’azione di chi sta per emanare il bando. Ed infatti, qual è – ci chiediamo per fare un esempio – la differenza fra un docente che ha insegnato per più di vent’anni da precario ma è entrato di ruolo quest’anno e un altro che invece è fisso al suo posto da sette anni nella stessa scuola dopo avere vinto un concorso?

Probabilmente, il primo docente, nella scuola della “mobilità”/”flessibilità”, dove essere stati precari dovrebbe aiutare maggiormente alla versatilità, ha acquisito una adattabilità non certo paragonabile a chi sta fermo al suo posto da sette anni. Ed infatti, il docente con anni di precariato alle spalle, ha conosciuto nuovi dirigenti, colleghi, allievi, famiglie, ha insegnato spesso su più classi di concorso, si è aggiornato per assicurarsi un punteggio che lo facesse avanzare per assicurarsi un posto a tempo indeterminato, ha provato nei periodi in cui è stato fermo ad occuparsi di altro magari partecipando a qualche concorso nella P.A.

E’ evidente che risorse professionali come queste dovrebbero essere utilizzate al massimo nella “Buona Scuola” dove coerentemente all’impianto legislativo della legge 107/2015 chi si trova a dirigere la scuola, ha necessariamente bisogno di avere molte esperienze ma anche – aggiungiamo – di una cultura  giuridico-economica che però non sembra essere stata presa in seria considerazione da parte del Miur.

spetti questi che avrebbe reso anche più forti le ragioni delle rivendicazioni economiche degli attuali dirigenti, obbligati ad avere nella Buona Scuola, sempre più incombenze e responsabilità e quindi costretti ad un continuo aggiornamento soprattutto per quanto attiene alla normativa scolastica.

Dunque se il Miur non scioglierà al più presto la riserva sui requisiti d’accesso si correrà il rischio che nell’incertezza, tutti coloro che avrebbero potuto approfittare del ritardo nell’emanazione del bando per partecipare ad eventuali corsi e/o preparare il concorso, resteranno ad attendere prima di impegnarsi seriamente a studiare.

Diversamente sarà invece per tutti quelli che hanno sicurezza di parteciparvi (docenti a tempo indeterminato con cinque anni di ruolo), i quali già nella condizione attuale si trovano in “leggero” psicologico vantaggio.