Da TecnicaDellaScuola.it – 11/06/2016 – I boatos sul prossimo bando per il concorso a dirigente scolastico circolano da qualche settimana e si considera come ormai imminente la sua pubblicazione.

Si suppone, dando credito ad alcune indiscrezioni, che la prova scritta non sarà un tema su un argomento specifico ma sarà modellata sullo schema del concorso a cattedra per docenti, ovvero quesiti con testi brevi. La traccia sarà unica (questo quasi con certezza) per tutte le regioni. Non è escluso che nella prova possa apparire la risoluzione di un caso concreto di gestione scolastica e dovrebbe esserci qualche domanda di lingua inglese. E mentre si parla di come saranno le prove scritte poco si sa sui requisiti d’accesso per la partecipazione all’esame.

Intanto un nodo da sciogliere è se potranno partecipare soltanto coloro che hanno maturato almeno un quinquennio di docenza dopo avere ottenuto il ruolo o se invece sarà sufficiente per i cinque anni di esperienza anche il servizio di precariato. Ipotesi quest’ultima che aprirebbe le porte del concorso ad un numero di aspiranti molto alto e che comunque eviterebbe il rischio di impugnazione del bando da parte di chi si sentirebbe ingiustamente escluso.

A favore della possibilità di conteggiare il servizio di precariato nei 5 anni di servizio per partecipare al concorso DS vi sono diverse pronunce e anche il buon senso porterebbe agli stessi risultati. Qual è la differenza  – l’abbiamo già scritto – fra un docente che ha insegnato per più di vent’anni da precario ma è entrato di ruolo quest’anno e un altro che invece è fisso al suo posto da sette anni nella stessa scuola dopo avere vinto un concorso?

Chissà se al Miur hanno fatto queste considerazioni anche se la sensazione che si ha in tema di ricorsi è che il Ministero tagli corto e non consideri troppo i rischi. Non solo, ma per misurare o meno le proprie ragioni a Viale Trastevere pare che si usi come metro il numero dei ricorrenti piuttosto che le ragioni delle impugnazioni ed in questo caso è facile prevedere che non sarebbero moltissimi ad impugnare il bando per Ds.

Piuttosto al Miur si dovrebbe pensare che il dirigente scolastico del futuro con la legge n. 107/2015 ha nuove e diverse responsabilità rispetto al passato e che il requisito dei 5 anni è un aspetto trascurabile rispetto alla necessità che i nuovi Ds (ma il discorso andrebbe esteso anche ad altre figure apicali dell’organizzazione scolastica) non possono non avere una consolidata cultura giuridica, economica e manageriale per svolgere al meglio il proprio lavoro.

Fino a questo momento per certificare questa competenza si è pensato di prevedere nei programmi di studio per il concorso una buona parte di legislazione scolastica. Ma attenzione, sono tante le novità che la legge n. 107/15 ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano e con le quali ci si deve necessariamente integrare, per cui non è sbagliato pensare che sia nato un “nuovo diritto del lavoro e amministrativo” applicabile ad un elevato numero di dipendenti pubblici che appartengono al comparto scuola.

E non basta conoscere la legislazione scolastica per essere attrezzati a stare ai vertici di questo fenomeno, a partire dal dirigente scolastico fino al più alto funzionario del Miur.