Da TuttoScuola.com – 11/10/2016 – Anche se i compiti a casa non vengono mai citati, né per prescriverli né per escluderli, i primi 3 commi della legge 107 lasciano intendere a nostro avviso una chiara propensione per un modello che, con riferimento  prioritario alla fascia dell’istruzione obbligatoria, ma senza escludere quella successiva fino al diploma, non tende a selezionare gli studenti, e perciò non li sovraccarica di compiti né all’interno della scuola né all’esterno di essa.

Le importanti finalità indicate al comma 1 della legge 107 (“contrastare le disuguaglianze socio-culturali e territoriali”, “prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica”, “realizzare una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica”, “garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo e di istruzione permanente dei cittadini”) devono infatti – o almeno dovrebbero – essere perseguite da ciascuna istituzione scolastica autonoma attraverso:

– la “massima flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia del servizio scolastico” (comma 2)  – “le forme di flessibilità dell’autonomia didattica e organizzativa” previste dal DPR 275/1999 ed esplicitamente  richiamate dalla 107 (comma 3) nelle sue tre modalità:

– “articolazione modulare del monte orario annuale di ciascuna disciplina, ivi compresi attività e insegnamenti interdisciplinari”;

– “potenziamento del tempo scolastico anche oltre i modelli e i quadri orari”, nei limiti della dotazione organica dell’autonomia (le unità di personale immesso in ruolo sul ‘potenziamento’);

– “programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo del curricolo e di quello destinato alle singole discipline, anche mediante l’articolazione del gruppo della classe”.

Tutte misure che, se coerentemente applicate, renderebbero superflua l’assegnazione di compiti a casa. Ma che implicano – questo è il punto – un forte impegno della scuola, dei suoi docenti e degli stessi studenti.