Da TuttoScuola.com – 01/11/2016 – Nel mondo della scuola ci sono tematiche evergreen, destinate periodicamente ad essere al centro di dibattiti tra sostenitori di opposti punti di vista. Una di queste riguarda la misura e la stessa opportunità dei compiti a casa, da assegnare o meno agli studenti.

“Io penso che i compiti non si possano cancellare per legge e che la libertà d’insegnamento sia sacra”, ha detto pochi giorni fa la ministra Stefania Giannini intervenendo nella polemica, da lei stessa definita “un po’ stagionale”, sui compiti a casa, messi sul banco degli accusati da alcuni genitori.

La polemica sui compiti, ha aggiunto però il ministro, diventa “comprensibile quando il carico supera certi limiti, così come sono comprensibili le perplessità di molti genitori”. Tuttavia, “grazie alla Buona Scuola sta partendo un cambiamento culturale nella scuola con modalità innovative e interattive di lavoro in classe e fuori dalla classe. Il carico di compiti va ovviamente dosato a seconda dell’età degli alunni ma proprio con le nuove modalità previste dalla 107 sia i ragazzi che i docenti saranno maggiormente responsabilizzati”.

Ma che cosa dice la 107 in proposito? Niente di specifico, nel rispetto della libertà di insegnamento, che è principio affermato dalla Costituzione nella sua Parte Prima. Però sono numerosi i riferimenti alle finalità che la scuola è chiamata a realizzare utilizzando in maniera compiuta e autosufficiente le sue autonome competenze in materia di progettazione e organizzazione dell’offerta formativa.

La norma lascia intendere che tali finalità dovrebbero essere perseguite dalla scuola come istituzione, quindi essenzialmente con mezzi propri, senza l’apporto, o comunque senza l’apporto determinante, dei compiti a casa. Nella news successiva vengono esposte in modo più articolato le ragioni di questa affermazione.