Da InformazioneScuola – 18/12/2014 – Gli annunci trionfali non sono bastati perché i soldi stanziati erano pochi. La denuncia questa volta arriva dal Corriere della Sera che in un articolo smaschera le “false” promesse del governo e dei sottosegretari vari. Il decreto varato non copre gli stipendi dei precari, all’appello mancano 40mln di Euro. Per questi docenti, dunque,  il Natale sarà povero, poverissimo.

Natale magro, ancora una volta, per circa 50 mila «supplenti brevi» della scuola, insegnanti che hanno lavorato da una settimana a pochi mesi e che non hanno ancora ricevuto uno stipendio. Il governo ha cercato di correre ai ripari, varando venerdì scorso un rifinanziamento del fondo per le supplenze brevi: 64,1 milioni da aggiungere ai 700 «evaporati» entro i primi nove mesi dell’anno. Ma non basta: «Sarebbero serviti 90 milioni per coprire anche i pagamenti di dicembre: e invece anche quest’anno manca almeno un terzo delle risorse – spiega Francesco Scrima, Cisl – E’ un fatto gravissimo perché chi lavora dovrebbe essere retribuito. E invece, se va bene, si riusciranno a coprire le buste paga di novembre». E neanche per intero: ma in «proporzione una quota parte delle somme dovute fino a concorrenza dell’importo disponibile sul POS, quale tetto massimo spendibile della scuola», come si legge nella circolare inviata dal ministero dell’Istruzione ai dirigenti scolastici invitandoli a effettuare tutte le operazioni per la liquidazione entro domani, il 17 dicembre. Parliamo di assegni già magri, che non superano nella maggior parte dei casi i 1000 euro, e che quindi saranno «in proporzione» decurtati di cifre che vanno dai 100 ai 200 euro.

«La circolare è equivoca, rischia di ingenerare ingiustizia su ingiustizia», sottolinea Mimmo Pantaleo, Cgil. E infatti alcuni presidi, come un dirigente di Brindisi, hanno deciso di decurtare l’assegno in maniera orizzontale, togliendo il 14% a tutti i supplenti brevi. E altri hanno pensato di sottrarre in proporzione a quanto lavorato: quindi chi ha lavorato di più avrà anche un taglio maggiore. «Ma il dato univoco è che il Natale per i supplenti brevi sarà triste – conclude Pantaleo – Perché solo a gennaio, col nuovo bilancio dello Stato, potranno vedere gli stipendi di dicembre e le eventuali tredicesime». E quindi il nuovo bilancio dovrà immediatamente coprire le «mancanze» dell’anno precedente, per arrivare poi, inevitabilmente, in affanno, a settembre dell’anno successivo. «E’ il meccanismo stesso ad essere falsato- spiega Massimo Di Menna, Uil – Perché le scuole non hanno un proprio conto corrente da cui attingere per le supplenze, ma devono fare richiesta alla Ragioneria dello Stato e attingere man mano dal plafond a disposizione. Man mano che arrivano le richieste dalle scuole, le risorse vengono erose, e da qualche anno a settembre sono esaurite. Perché lo Stato conta di tagliare le spese senza considerare le reali esigenze degli istituti scolastici. E così a gennaio il nuovo bilancio parte già in affanno, dovendo coprire le mancanze dei mesi precedenti».

Le buste paga vuote

I risultati sono paradossali. Gabriella Bifarini, 46 anni, ha insegnato in due diverse scuole dell’infanzia all’Eur Torino, a Roma, da settembre: «Due contratti, brevi, e non ho ancora visto un euro. Le segreterie mi dicono che bisogna aspettare, che ci sono problemi con i fondi. Ma di fatto se non avessi qualche risparmio su cui contare non potrei vivere». Francesca Lippi, 55 anni, insegnante precaria nella scuola primaria dell’istituto comprensivo di Scarperia-San Piero a Sieve, in Mugello, avrà una tredicesima da beffa: le verrà accreditato un euro. Quando è arrivata la busta dal ministero dell’Economia e delle Finanze, «sono rimasta prima interdetta e poi incredula» dice la donna. Eppure tutto torna. Per lei, infatti, il totale della tredicesima è di 482,23 euro ma le ritenute per addizionale Irpef e addizionale comunale (la sua prima casa è in Abruzzo), oltre a quelle previdenziali, sono pari a 481,23 euro. Così nel suo conto entrerà esattamente 1 euro. «Mi sento presa in giro. Era meglio se mi dicevano che la tredicesima non mi spettava».