Da Repubblica.it – 23/02/2015 – Mondo della scuola in trepidante attesa per il decreto-legge che promette di rivoluzionare la scuola italiana. Tra le paure di coloro che temono un numero eccessivo di novità e le speranze dei tanti che aspettano che la scuola si rinnovi in meglio, si è fatto un gran parlare dei contenuti che ritroveremo all’interno dei due provvedimenti  –  un decreto-legge e una legge delega  –  che il premier Matteo Renzi presenterà fra pochi giorni. Tra “bufale” e anticipazioni fondate, vale la pena fare un punto della situazione, almeno sugli ambiti che toccherà il decreto.

Assunzione di tutti i precari. E’ forse la questione più attesa, se non altro per la platea di supplenti che dopo anni vedono avvicinarsi il traguardo: 134mila circa, secondo le stime iniziali del ministero, 123mila secondo le ultime rilevazioni. Fatto sta che la chiusura delle graduatorie provinciali dei supplenti, attraverso l’assunzione di tutti coloro che vi sono inclusi, fa parte di un disegno complessivo di riforma della scuola nostrana: abolizione del precariato “storico”, rilancio dell’autonomia scolastica e reclutamento di insegnanti 2.0. E ne rappresenta il vero motore. La cancellazione delle graduatorie ad esaurimento sancirebbe la fine del precariato di lungo corso nella scuola. E, contemporaneamente, aprirebbe le porte alle assunzioni secondo nuove forme di concorso che dovrebbero reclutare insegnanti all’altezza del compito che riserverà loro la scuola del futuro. I docenti attuali sono tra i più vecchi d’Europa e assunti secondo vecchie logiche. Per questo è necessario chiudere le vecchie graduatorie dei precari e avviare il reclutamento secondo nuove regole. Il tutto passa per la costituzione dell’organico funzionale d’istituto, o reti di scuole. Costituito da un numero di docenti che servirà ad assicurare gli insegnamenti e da una quota aggiuntiva per coprire tutte le altre esigenze: dalla sostituzione dei vicari al recupero degli alunni meno fortunati. Dal mega piano di assunzioni sembra ormai certo che resteranno fuori i 20mila precari  –  60mila, secondo alcuni sindacati  –  reclutati dalle liste d’istituto per i quali al momento le porte sembrano chiuse ma che potrebbero vedersi riservare una quota di posti nei prossimi concorsi. Tutto dipenderà dai numeri.

Carriera, valutazione e merito degli insegnanti. Tabù per decenni la carriera degli insegnanti è considerato uno dei punti cardinali della riforma Renzi. L’Europa ci chiede docenti più attrezzati alle sfide del terzo millennio e l’unica strada sembra quella della valutazione e del riconoscimento del merito. Non è ancora chiaro se il docente mentor rappresenterà il gradino più alto della carriera docente e quali saranno le sue finzioni o se ci saranno altre figure intermedie fra il docente neoassunto e il dirigente scolastico. Per fare carriera occorrerà valutare i docenti, anche attraverso l’attività di formazione seguita nell’ultimo triennio. E verrà messa sotto la lente di ingrandimento  –  dal dirigente scolastico e dal docente mentor  –  anche la sua attività didattica. Soltanto se promosso l’insegnante verrà considerato meritevole e potrà accedere agli incrementi di stipendio: circa 60 euro al mese netti ogni tre anni.

Curriculum dello studente. Dovrebbe essere una delle novità introdotte nel decreto dopo la consultazione, online e in presenza, con il mondo della scuola. Secondo una risoluzione proposta a Palazzo Madama dalla senatrice del Pd, Francesca Puglisi, nelle classi terminali della scuola superiore  –  gli ultimi due o tre anni  –  gli studenti potranno personalizzarsi il curriculum scegliendo alcune materie opzionali su un ventaglio di discipline offerte dalla scuola. Un po’ come avviene all’università per le materie complementari. In questo modo, e con l’aiuto dell’organico funzionale, le scuole potranno disegnare percorsi più aderenti alle esigenze del territorio e degli stessi studenti.

Nuovi saperi. L’obiettivo del governo è quello di portare Musica e Sport nella scuola primaria e più Storia dell’arte nelle secondarie, “per scommettere sui punti di forza dell’Italia”. Il decreto in fase di composizione introduce una serie di nuovi saperi e rafforza alcune competenze trascurate in passato, come l’educazione motoria alla scuola elementare. Tra le nuove competenze previste c’è l’educazione al pensiero computazionale: i nativi digitali sono tutti i giorni alle prese con smartphone e tablet, ma il futuro è nella programmazione e nella logica computazionale i cui primi elementi verranno introdotti già nei programmi della scuola elementare. Per proseguire al superiore con il digital makers. E in una società ad alto valore “economico” gli studenti delle superiori non possono sconoscere i rudimenti dell’economia. Previsto anche il potenziamento dello studio delle lingue straniere.

Alternanza scuola-lavoro. L’ultimo, ma non ultimo, tassello del decreto riguarda quegli indirizzi scolastici che per vocazione sono più vicini alle aziende e alle imprese italiane. Per creare un ponte virtuoso tra mercato dellavoro e scuola superiore il decreto si occuperà anche dell’alternanza scuola-lavoro  –  per almeno 200 ore l’anno nell’ultimo triennio degli istituti tecnici e professionali  –  dell’impresa didattica e del potenziamento delle esperienze di apprendistato sperimentale.