Da TuttoScuola.com – 29/04/2015 – Una disciplina straordinariamente complessa, ma anche moderna e aperta all’interdisciplinarietà, alla sperimentazione. Per l’Italia la Storia dell’Arte ha un valore fondante e identitario paragonabile a quello che ha la Storia per la Francia

Lo scorso 12 marzo, durante la conferenza stampa per la presentazione del DDL scuola, Matteo Renzi ha annunciato che la Riforma avrebbe restituito prestigio alla Storia dell’arte così a lungo mortificata. Anche il Ministro Franceschini ha confermato l’affermazione del Premier e un coro di plauso si è levato dagli organi di stampa senza, peraltro, approfondire nel dettaglio: annunci su annunci, tweet su tweet, slogan su slogan.

Alla prof.ssa Irene Baldriga, Presidente dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte (ANISA), Tuttoscuola ha chiesto  dove sta andando il disegno sulla Buona Scuola:

Presidente Baldriga qual è la situazione attuale della storia dell’arte nei programmi scolastici?

La nostra disciplina viene insegnata prevalentemente nei Licei, per lo più nel triennio. Fanno eccezione il Liceo Artistico, il Liceo Musicale (componente residuale nel nostro sistema) e lo Scientifico dove però la storia dell’arte compare in abbinamento al disegno tecnico con una presenza oraria che risulta pertanto dimezzata. Come noto, la Riforma Gelmini ha eliminato la storia dell’arte dagli indirizzi professionali e l’ha pesantemente ridotta nell’istruzione tecnica. L’eliminazione delle sperimentazioni, poi, ha determinato una fortissima riduzione della nostra disciplina anche nel Liceo Classico. Erano moltissime le scuole che avevano inserito la storia dell’arte nel ginnasio, garantendole continuità nell’intero quinquennio.

Come si rivela l’annunciato riscatto della Storia dell’arte nel DDL della Buona Scuola?

A quanto leggiamo nel testo presentato alla Camera, purtroppo, il riscatto non ci sarà o sarà molto difficile da attuare. Il DDL non prevede ritocchi ai quadri orari. L’arte (e non la “storia dell’arte”!) è indicata tra gli “obiettivi nazionali che le scuole sono tenute a osservare nella determinazione del proprio fabbisogno e nella definizione della programmazione dell’offerta formativa” (art. 2, c. 3).  Questo significa che non vi sarà un piano organico di reinserimento della nostra disciplina in tutti gli indirizzi come era stato annunciato. Siamo molto preoccupati, infatti, della possibilità che la storia dell’arte possa finire accorpata a macroaree disciplinari affini; mi riferisco in particolare alla formazione iniziale degli insegnanti. E questo sarebbe un vero disastro culturale, ma anche un tradimento nei confronti del patrimonio didattico che l’Italia – unica al mondo – può vantare nel settore dell’educazione al patrimonio. La storia dell’arte deve essere insegnata da docenti formati attraverso un percorso accademico specialistico.

Come si è potuto verificare questo disconoscimento dell’importanza della conoscenza della storia dell’arte nel nostro sistema di educazione, istruzione e formazione?

Storicamente la storia dell’arte ha faticato ad affermarsi come disciplina “forte” nel nostro sistema scolastico. Anche se, non possiamo dimenticarlo, l’Italia è l’unico Paese al mondo dove la nostra disciplina viene insegnata obbligatoriamente nella gran parte degli indirizzi, grazie ad interventi normativi che risalgono agli inizi del ‘900. La grande tradizione accademica degli studi storico-artistici (Longhi, Venturi, Brandi solo per citare i grandissimi del passato) ha nutrito con amore anche la formazione scolastica, favorendo l’evoluzione epistemologica e didattica di una disciplina straordinariamente complessa, ma anche moderna e aperta all’interdisciplinarietà, alla sperimentazione. Per l’Italia la Storia dell’Arte ha un valore fondante e identitario paragonabile a quello che ha la Storia per la Francia. La rilevanza del patrimonio diffuso ispira le menti e i cuori degli Italiani da secoli: chiese, monumenti, pale d’altare, reperti archeologici, fanno parte del nostro paesaggio come le montagne, i fiumi, le spiagge, i boschi. Le tante sperimentazioni attivate dalle scuole prima della Riforma Gelmini hanno dimostrato il desiderio dei docenti e delle famiglie di una formazione storico-artistica più solida. Cinicamente si potrebbe pensare che ci sia stato un disegno dietro l’impoverimento della storia dell’arte: meno consapevolezza dei cittadini favorisce meno controlli, meno tutele, meno ostacoli alla commercializzazione indiscriminata del patrimonio. Ma non vogliamo spingerci tanto oltre.

 Oggi abbiamo un problema di risorse. Vogliamo credere ai buoni propositi dei Ministri che, da un anno a questa parte e con tanta determinazione, hanno sostenuto la validità formativa della storia dell’arte come obiettivo di miglioramento e di crescita, ma anche di dignità del nostro Paese. Riconoscere una presenza concreta alla storia dell’arte nella formazione dei giovani rappresenta un battaglia di civiltà, significa assicurare ai nostri giovani valori forti di identità e di cittadinanza, e tocca anche temi ineludibili che riguardano lo sviluppo sostenibile di una nazione che trova nel patrimonio artistico un fattore di crescita significativo, anche sotto il profilo economico. La questione di fondo è che bisogna ricominciare a credere nella Scuola come luogo di elaborazione effettiva del nostro futuro. Continuiamo a rincorrere emergenze senza progettare per la cultura e attraverso la cultura.

Ritiene praticabile la previsione di re-introduzione e potenziamento dell’insegnamento della Storia dell’Arte?

Certo che lo è. Crediamo in questa possibilità e non smetteremo di combattere per il consolidamento della storia dell’arte nella scuola italiana. Ci sono tante possibilità che non riguardano soltanto le integrazioni dei quadri orari (per cui continueremo a insistere). Non è tanto questione di un’ora in più o in meno, ma di progetti seri da perseguire in collaborazione con i musei, con gli enti locali, attraverso le reti di scuole. L’organico funzionale è una risorsa preziosa, ma va orientata diversamente. Rispetto all’attuale DDL, abbiamo anche delle proposte a costo zero che chiediamo al Ministro di considerare subito, senza ovviamente rinunciare a quanto prospettato in merito al reintegro della storia dell’arte nel biennio di tutti gli indirizzi di studio:

1. La possibilità di riconoscere un bonus (in fase di valutazione del RAV) alle scuole impegnate nel settore del potenziamento dell’educazione al patrimonio (anche nella forma di esperienze di scuola-lavoro con musei, protocolli d’intesa e convenzioni, iniziative di sensibilizzazione e progetti);

2. L’integrazione della formazione curricolare con ore di storia dell’arte da attivare attraverso la flessibilità permessa dall’autonomia (ma con un più forte indirizzo che incoraggi le scuole! Il DDL in questo è molto vago).

3. La garanzia che l’insegnamento della storia dell’arte mantenga una propria specificità e non venga assimilato a generiche “aree umanistiche” come noi temiamo possa accadere in base al principio di considerare la storia dell’arte come materia ancillare da poter assegnare anche a laureati in Lettere privi di specializzazione.