Da OrizzonteScuola.it – 02/09/2014 – Il costante calo demografico nelle aree meridionali ha avuto l’effetto, come si sa, di ridurre notevolmente il numero delle classi e, di conseguenza, il numero di posti d’insegnante.

Il ministero dell’istruzione, vincolato dalla legge che in questo triennio non ha consentito lo sfondamento del tetto di 600.839 posti in organico di diritto (salvo compensazioni tra i territori), ha seguito, più o meno rigidamente, l’andamento demografico, dando o togliendo posti.

Questa logica un po’ ragionieristica sembra non piaccia molto a esponenti sindacali meridionali, che, nel denunciare il fenomeno della dispersione scolastica particolarmente presente nelle Isole (35,2% in Sicilia, 36,2% in Sardegna) e in Campania (31,6%), propongono l’adozione di una diversa modalità di assegnazione dei posti che, anziché basarsi sulla dimensione quantitativa della popolazione scolastica, consideri il merito dei problemi che essa presenta, come la dispersione, ad esempio.

Non è certamente una proposta da scartare pregiudizialmente, soprattutto se accompagnata da rigide forme di controllo e di verifica. Ma esperienze analoghe non hanno avuto grande successo.

Quindici anni fa l’allora ministro Berlinguer propose e ottenne che nel CCNL degli insegnanti venisse inserito l’istituto della lotta alla dispersione con tanto di finanziamento per progetti di prevenzione e contrasto, prevedendo che fossero in particolare le scuole meridionali (già interessate anche allora al fenomeno della dispersione), oltre alle periferie delle grandi città, ad essere le destinatarie dei fondi assegnati.

Non è mai stato reso noto se e quale effetto abbiano avuto quei finanziamenti (circa 30 milioni di euro per l’a.s. 2013-14). La formula del più soldi e più docenti non sempre funziona. La maggior quantità non è sinonimo di efficacia. Occorrerebbero misure più strutturali e diversificate.

Rimanendo nell’ambito delle risorse d’organico assegnate, va osservato che nelle aree meridionali (con l’eccezione della Puglia) il decremento demografico ha mantenuto basso il numero medio di alunni per classe (al Nord e al Centro esattamente il contrario), una condizione, questa, che può favorire interventi personalizzati e più mirati anche per prevenire la dispersione.