Da InformazioneScuola.it – 09/12/2014 – A parole sembra tutto fatto, la recente sentenza UE ha persino rasserenato gli animi dei precari,  mentre il governo Renzi annuncia ne la buona scuola che presto saranno assunti 148 mila precari. Ma tra dire e il fare, recita un vecchio adagio, c’è di mezzo il mare ed ecco perchè, ne scrive nell’articolo che segue, Salvo Intravaia.

Piano di assunzioni dei precari della scuola in salita. Da più parti, le 148mila immissioni in ruolo contenute nella Buona scuola di Renzi sono messe in dubbio. E dopo quelli manifestati da sindacati e addetti ai lavori, anche i tecnici del Senato, che nei giorni scorsi si sono espressi sulla Legge di stabilità, avanzano perplessità sulla possibilità che il governo riesca a portare in porto l’assunzione di tutti i supplenti inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento entro il primo settembre del 2015. Le problematiche sul tappeto sono tantissime, a cominciare dalla recente sentenza della Corte di giustizia europea che condanna il nostro Paese per l’eccesso di incarichi a tempo determinato.

Per finire con la recentissima sentenza del Consiglio di stato che consente a coloro che hanno conseguito il diploma magistrale entro il 2002 di entrare, per il momento con riserva, nelle graduatorie ad esaurimento. E all’interno del Partito democratico si discute proprio di come dare attuazione al Piano contenuto nel programma di riforma presentato dal premier lo scorso 3 settembre. Insomma, che tutti gli inclusi – anche coloro che non hanno mai insegnato un solo giorno – vengano traghettati nel mondo della scuola fra qualche mese comincia ad essere messo in dubbio anche da diversi esponenti dei partiti di maggioranza. Del resto, la situazione del precariato scolastico nazionale è così complessa che pensare di risolverla con semplice un “colpo di spugna” è subito apparso come un azzardo.

Vediamo perché. Gli ultimi a sollevare consistenti dubbi sono i tecnici di Palazzo Madama. Il Piano Renzi stanzia per il 2015 un miliardo di euro e 3 miliardi a partire dal 2016 per assumere i supplenti delle graduatorie ad esaurimento e gli idonei degli ultimi concorsi a cattedra. Cifre che serviranno anche a riconoscere loro la “ricostruzione di carriera” per le supplenze effettuate finora. Ma gli esperti del Senato obiettano che, “per i profili di quantificazione e copertura, considerato che la Relazione tecnica riferisce espressamente che gli oneri si intendono, in parte, prioritariamente da correlare alla spesa da sostenersi anzitutto per il piano delle assunzioni ex novo da effettuare, nonché per far fronte alle ricostruzioni della carriera “economica” delle unità lavorative della scuola, di cui si prevede la stabilizzazione in ruolo”, sia possibile quantificare la spesa.

E precisa che “occorre necessariamente segnalare che la medesima relazione tecnica non fornisce i necessari primi elementi circa la platea interessata dal piano assunzionale e i relativi dati concernenti l’anzianità media maturata dal medesimo personale nel servizio a tempo determinato. Ciò al fine di consentire almeno una prima valutazione, circa l’adeguatezza delle risorse stanziate nel fondo ad assicurarne la integrale copertura finanziaria, con la stima dei costi concernenti la ricostruzione di carriera cui avranno diritto coloro che saranno assunti per effetto della immissione in ruolo”. In altre parole, non è possibile capire se i fondi stanziati dalla legge di stabilità per assumere i precari della scuola, anche se ingenti, basteranno. Ma non solo.

“Sul punto va ad ogni modo segnalato che – continuano i tecnici del Senato – il dossier elaborato dal governo “La Buona Scuola” dato in consultazione ai cittadini reca una dettagliata indicazione della platea dei docenti che si intende stabilizzare e degli oneri che si rendono necessari a tal fine”. “Va tuttavia ribadito – puntualizzano – che tal previsione dovrebbe essere riprodotta in una relazione tecnica certificata che rappresenta l’unico documento che può essere preso a riferimento dell’iter legislativo”. Nel frattempo, l’Alta corte europea ha condannato l’Italia per l’abuso di contratti a tempo determinato nei confronti di supplenti nominati su posti liberi. Una sentenza che però riguarda anche il personale amministrativo, tecnici e ausiliario (Ata) della scuola che il Piano del governo non contempla.

Renzi e la sua squadra potrebbero essere costretti ad assumere decine di migliaia di precari Ata utilizzati per oltre 36 mesi in aggiunta ai 148mila promessi lo scorso settembre. Tra questi, però sono presenti un gran numero di inclusi che non hanno neppure un giorno di supplenza alle spalle. E’ possibile definirli precari della scuola ed assumerli? E come dire loro, in caso contrario, che non se ne fa più nulla? Il risvolto della medaglia è anche rappresentato da un numero imprecisato – qualche migliaio – di supplenti d’istituto che insegnano da anni su posto vacante ma che non sono inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Per questi soggetti, che non rientrano nelle 148mila assunzioni previste dagli esperti del governo, la sentenza della Corte di giustizia europea prevede l’assunzione in ruolo o un megarisarcimento danni. Che fare?

E dulcis in fundo la sentenza del Consiglio di stato di tre giorni fa che riconosce ai diplomati magistrali entro il 2002 il diritto di entrare in graduatoria. Si tratterebbe di circa 50mila docenti – non previsti dalla Buona scuola – che andrebbero ad allungare le liste dei precari della scuola e che rientrerebbero a pieno titolo nel Piano di assunzioni previsto dal governo per cancellare la vergogna del precariato scolastico italiano. All’interno del Pd è in corso una riflessione sulla questione. “I fondi per assumere 148mila precari della scuola ci sono e le assunzioni verranno fatte”, spiegano da via Sant’Andrea delle Fratte. Ma i 148mila in attesa potrebbero non essere tutti quelli inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Potrebbero anche essere assunti Ata e supplenti che non sono inseriti nelle graduatorie ma che hanno lavorato ugualmente su posto vacante per più di tre anni.