Da LaTecnicadellaScuola.it – 30/05/2013 – Per uscire dall’inflazione, secondo l’agenda dettata dall’Ue all’Italia, occorre riformare. Sei i punti salienti fra cui: moltiplicare gli asili e il tempo pieno per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di chi ha una famiglia…
Nelle raccomandazioni che la Commissione Ue intende fare all’Italia per indicare la via dell’equilibrio dei conti pubblici e della competitività necessaria per tornare a crescere con vigore dopo anni di debolezza cronica ci sono anche gli asili e il tempo pieno.
Sei le consegne che l’Italia dovrà rispettare per ottenere la chiusura della proceduta di deficit eccessivo (Edp) in cui l’Italia si è ritrovata nel 2009 per aver gestito con leggerezza le sue casse pubbliche.
Si parte da deficit (che va bene) e debito (non va). Bruxelles suggerisce una nuova spending review per reperire margini di spesa.
Dubbi sullo slittamento di Imu e Iva, ma non nel testo Si evidenziano il sistema dei servizi che non va, la semplificazione del quadro amministrativo, il rafforzamento di quello legale.
I processi civili vanno snelliti, come le regole per la creazione di imprese.
Si chiedono misure efficaci contro la corruzione e la riorganizzazione del catasto in linea con i valori di mercato.
Le banche sono il terzo capitolo.
Per il lavoro si reclama ulteriore flessibilità, anche attraverso la localizzazione della contrattazione salariale.
Segue l’appello per una formazione solida e minori disincentivi all’occupazione, con azioni su uffici di collocamento e «servizi extrascolastici», il che implica maggiore attenzione ai figli perché i grandi possano lavorare.
In parallelo, si denuncia la piaga dell’abbandono scolastico e i servizi sociali non sempre all’altezza della crisi.
La quinta raccomandazione si collega alla prima, valuta il fisco e la sua sfera di competenza. Più su proprietà e consumi; meno lavoro.
Bruxelles parla anche di esenzioni (Iva etc.) da esaminare. Il che conduce ai servizi, sesta voce della gran riforma per la competitività. Qui il dito indica i servizi da migliorare: interconnessioni, trasporti ed energia.
Liberalizzazioni, insomma. Anche delle professioni. Bruxelles le invoca da tempo e ritiene che Roma non abbia fatto abbastanza. La crescita, assicura, arriva anche col mercato più aperto.