Da TecnicaDellaScuola.it – 02/09/2016

Secondo i dati Pisa  che testano ragazzi e ragazze a 15 anni, il differenziale medio in matematica tra i paesi dell’Ocse è pari a 11 punti a favore dei maschi. L’Italia è la quart’ultima tra questi paesi con un divario pari a 24 punti. Se le ragazze vanno meglio dei ragazzi in tutte le materie letterarie, si laureano in percentuali superiori ai ragazzi, perché, si chiede La Voce.info,  in matematica zoppicano? Le donne concentrandosi in quei settori lavorativi che richiedono minori competenze matematiche  subiscono poi la conseguenza di essere meno pagati. Quindi, la riduzione del gap in matematica è essenziale per ridurre il differenziale salariale e, più in generale, le discriminazioni e la segregazione nel mercato del lavoro.

L’Ocse sottolinea come gli scarsi risultati che le ragazze ottengono nei test Pisa siano correlati con alcune misure soggettive come il credere di saper risolvere i problemi di matematica (self-efficacy), l’autostima nelle proprie capacità matematiche (self-concept) e anche con quanta ansia e stress si affronta la materia.  Anche i dati standardizzati confermano che il gap cresce tra i 7 e i 15 anni. Il differenziale persiste anche a parità di istruzione dei genitori, di professione della madre, di area geografica, di frequenza della scuola materna, di numero di fratelli o sorelle, di tipologia di scuola superiore. I risultati non cambiano se si depurano i dati dagli effetti fissi di scuola, cioè se si tiene presente che questa scelta non è casuale e potrebbe essere correlata con le caratteristiche delle bambine/i e dei genitori.

Quali le soluzioni possibili secondo la Voce.info?

Il fatto che il differenziale aumenti nel corso della vita dei bambini e della bambine lascia spazio a politiche che possano portare a una sua riduzione. Alcuni studi hanno sottolineato come le metodologie di insegnamento della matematica siano rilevanti per abbassare il differenziale di genere. In particolare, metodologie più interattive, partecipative e meno competitive sembrano avere effetti positivi sull’apprendimento della matematica da parte delle bambine. Particolarmente utili sono le metodologie cognitive, che prevedono un attivo coinvolgimento nel cercare di risolvere un problema con metodi diversi, che sollecitano l’applicazione del problema alla vita reale, che chiedono il processo mentale che ha portato alla soluzione del problema.

Anche le attitudini dei prof e dei  genitori incidono. Si tratta di una sorta di profezia che si auto-avvera: se gli insegnanti e i genitori credono che le ragazze non siano particolarmente portate per le materie scientifiche, il gap aumenta. Si tratta pertanto di prendere atto della presenza del differenziale al fine di attuare politiche che possano ridurlo sia aumentando la consapevolezza di insegnanti, genitori e decisori politici, sia cambiando le metodologie di insegnamento della matematica.