Da TuttoScuola.com – 23/11/2016 – L’alternanza scuola-lavoro (ASL) si diffonde a macchia d’olio nel triennio delle scuole secondarie superiori italiane, per ora in modo piuttosto disordinato e disomogeneo sul territorio. Secondo i dati del Ministero dell’istruzione, nello scorso anno scolastico ben 652 mila studenti di quasi 5 mila scuole (il 96% del totale delle scuole interessate) sono stati coinvolti in percorsi di ASL, con un incremento del 139% rispetto all’anno precedente. Il panorama però è variegato. C’è chi sta interpretando l’obbligatorietà dei percorsi da 200 ore (licei) e 400 ore (tecnici e professionali) come un adempimento al quale ottemperare svogliatamente, e chi sta puntando molto su questa nuova metodologia didattica per la quale la riforma ha stanziato circa 100 milioni di euro l’anno (in realtà c’è stata una brutta sorpresa: il finanziamento medio per studente ricevuto poche settimane fa dalle scuole è sceso dai circa 77 euro dell’anno scorso a circa 59 euro).

Nuovi elementi propulsivi sosterranno la diffusione dell’alternanza nella scuola italiana, rendendola irreversibile: nel nuovo esame di maturità, secondo le indiscrezioni circolate, all’orale verrà presentato un progetto sviluppato in alternanza, che avrà un maggiore peso nell’attribuzione dei crediti formativi che concorrono alla valutazione di accesso all’esame. Inoltre la legge di stabilità all’esame del Parlamento prevede un importante incentivo occupazionale legato all’ASL: l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro che assumerà a tempo indeterminato “entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, studenti che hanno svolto presso il medesimo datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro pari almeno al 30 per cento delle ore di alternanza” (anche nei percorsi universitari). Analoga agevolazione è prevista per l’apprendistato. L’incentivo è per i datori di lavoro che possono risparmiare ma può anche creare per i ragazzi attraverso l’alternanza una futura opportunità occupazionale.

Del resto i giovani sono ormai in larga parte consapevoli dell’importanza di affacciarsi nel mondo del lavoro durante il periodo di studio. Secondo la recente ricerca dell’Istituto Toniolo intitolata “Giovani e soft skills tra scuola e lavoro”, svolta su un campione rappresentativo di giovani tra i 18 e i 23 anni, ben l’88,9% degli intervistati è convinto che fare un’esperienza di lavoro durante la scuola secondaria superiore sia molto utile per trovare lavoro al termine degli studi. Insomma avanti tutta con l’ASL, ma conta molto come la si fa.