Redazione – 29/05/2013 – L’istruzione è la chiave del progresso economico e sociale. Il principale strumento per liberare il futuro dalle gabbie del passato, ambendo a condizioni di vita migliori rispetto a quelle dei genitori e rompendo il circolo vizioso delle povertà. Analizzando il livello di istruzione italiana, se prendiamo in esame tre importanti indicatori europei possiamo osservare, ancora una volta, che l’Italia annaspa. I test PISA ci dicono ad esempio che ben il 21% dei quindicenni mostrano scarse competenze di lettura (livello 1 o inferiore), il decimo peggior risultato a livello europeo.
Se i test sulle capacità dei bambini elaborati dall’Ocse sono di natura campionaria e devono essere accolti con cautela, le sistematiche rilevazioni dell’Istat sullo stato di salute delle forze lavoro non lasciano adito a dubbi. Grazie a queste indagini, sappiamo che in Italia quasi un giovane su 5 tra i 18 e i 24 anni (il 18,2%) è fermo alla sola licenza media, non svolge e non ha concluso altri percorsi di formazione professionale riconosciuti, non frequenta corsi scolastici né svolge attività formative. Un dato nazionale medio, l’indice comunemente utilizzato su scala europea per avere un’idea di massima del livello di dispersione scolastica, quasi doppio rispetto all’Obiettivo del 10% e in assoluto il quarto peggior risultato subito dopo Malta, Spagna e Portogallo.
Una classifica quasi identica a quella che si registra nel segmento d’età immediatamente successivo, ovvero tra i 25 e 34enni con bassi titoli di studio e non più in formazione. Anche in questo caso l’Italia esibisce la quarta peggior prestazione in termini di capacità di futuro dopo Malta, Portogallo e Spagna, con quasi il 30% di giovani fermi alla licenza media e ridotte opportunità sul mercato del lavoro. Se poi uniamo insieme questi tre indicatori, ci accorgiamo che in quanto “capacità” di futuro l’Italia arriva terzultima, preceduta soltanto da Romania e Spagna, e seguita a ruota da Bulgaria, Portogallo e Grecia.
Occorre dunque una seria e urgente riflessione sulle dinamiche di gestione del processo di insegnamento – apprendimento, oltre a interventi mirati e tangibili sul comparto scuola nella sua interezza, ai fini di poter intervenire con strumenti efficaci su una situazione grave e compromessa, non in grado, ad oggi, di assicurare una vera competitività al Sistema Italia.

Fonte: SaveTheChildren Italia Onlus