Da TuttoScuola.com – 05/06/2014 – Un dettagliato comunicato del Miur annuncia che dal prossimo anno scolastico, il 2014/2015, sarà avviata la sperimentazione dell’apprendistato per gli studenti del quarto e quinto anno delle scuole superiori.

Un’innovazione assoluta”, si legge nel comunicato “per la scuola italiana che offre una risposta concreta ai dati allarmanti diffusi dall’Istat sulla disoccupazione giovanile. Obiettivo della sperimentazione, infatti, è consentire agli studenti italiani di inserirsi in un contesto aziendale già prima della conclusione del loro percorso scolastico e del diploma, alternando la frequenza scolastica con la formazione e il  lavoro in azienda“.

Per la verità non si tratta di una innovazione “assoluta” per la scuola italiana, se non per il riferimento formale all’istituto dell’apprendistato. Dal punto di vista ordinamentale il precedente più significativo è costituito dai corsi ‘postqualifica’ attivati negli istituti professionali agli inizi degli anni novanta nell’ambito del ‘Progetto ’92’, una sperimentazione passata poi in ordinamento nel 1994. Nel quarto e quinto anno si prevedevano esperienze di lavoro per un ammontare di 350-400 ore per anno, realizzati in collaborazione tra Stato e Regioni. Un modello rivelatosi spesso efficace, entrato in crisi agli inizi del 2000 anche a seguito dell’entrata in vigore del nuovo titolo V della Costituzione, che assegnando alle Regioni competenza esclusiva in materia di formazione professionale rompeva quell’equilibrio collaborativo interistituzionale che aveva caratterizzato i corsi postqualifica dell’istruzione professionale di Stato.Ora sembra che in qualche misura tale equilibrio venga ripristinato

I Ministeri dell’Istruzione, del Lavoro e dell’Economia“, sottolinea infatti il comunicato del Miur, “hanno trovato l’intesa sui principi che apriranno le porte delle aziende agli studenti, singolarmente o coinvolgendo l’intera classe. Prima di arrivare alla Convenzione con la singola scuola, l’azienda interessata sottoscriverà un Protocollo d’intesa con il Miur e il Mlps (o gli uffici periferici dei Ministeri) e le Regioni interessate per specificare: gli indirizzi di studio coinvolti, i criteri per individuare scuole e studenti, le modalità per assicurare ai giovani l’eventuale rientro nei percorsi ordinari, il numero minimo di ore da svolgere sul posto di lavoro, i criteri per il monitoraggio e la valutazione della sperimentazione. L’impresa dovrà, ovviamente, dimostrare di avere le carte in regola per la formazione degli apprendisti anche minorenni, di rispettare le norme sulla sicurezza, di avere capacità occupazionali coerenti con le norme sull’apprendistato“.

Si potrà utilizzare fino al 35% dell’orario annuale delle lezioni e ogni studente-apprendista sarà accompagnato da un “piano formativo personalizzato”, che esplicita il percorso di studio e di lavoro, e da un sistema tutoriale che vede congiuntamente impegnati il tutor aziendale, designato dall’impresa, e il tutor scolastico, individuato tra gli insegnanti del Consiglio di classe in possesso di competenze adeguate. I periodi di apprendistato (on the job) saranno valutati e certificati e avranno il valore di crediti ai fini dell’ammissione all’Esame di Stato. Per la predisposizione della terza prova scritta la Commissione d’Esame dovrà tener conto dello specifico percorso sperimentale seguito dagli allievi e potrà avvalersi della presenza del tutor aziendale come esperto, senza oneri per la finanza pubblica.