Da Tuttoscuola.com – 29.06.2018 – La scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha nominato una robusta schiera di sottosegretari (39) e viceministri (6), che si aggiungono ai 19 ministri, compreso il presidente Conte, per un totale di 64 componenti, in grande maggioranza uomini (le donne sono solo 11, meno di un quinto). Dal punto di vista dei numeri il ‘governo del cambiamento’ ha cambiato assai poco rispetto al passato.

Nessuna donna alla guida del Miur

Una novità però c’è: alla guida del Miur, ministero che ha dipendenti in gran parte di sesso femminile, sono andati questa volta tre uomini. Non era mai successo, almeno in questo secolo, perché accanto alle cinque donne ministro (Moratti, Gelmini, Carrozza, Giannini, Fedeli) c’è sempre stato almeno un sottosegretario donna quando i ministri erano uomini (De Mauro, Fioroni, Profumo).

In questo caso invece la Lega, che ha designato il ministro Marco Bussetti, e il M5S, che ha indicato i sottosegretari Salvatore Giuliano e Lorenzo Fioramonti, hanno condiviso la scelta di non nominare nemmeno una donna al vertice del Miur. E anche quella di puntare su personaggi politicamente poco esposti, e anzi tutti e tre con un profilo marcatamente tecnico.

Bussetti è un ex dirigente scolastico passato a un ruolo di dirigente amministrativo nell’ambito dell’USR della Lombardia. Giuliano è un dirigente scolastico noto soprattutto per aver interpretato il suo ruolo di preside in modo innovativo e creativo, dando forza all’idea di autonomia delle scuole. Fioramonti, che insegna economia a Pretoria (Sudafrica), è noto solo in ambito accademico. Anche lui, come Giuliano, compariva nella lista di candidati ministri presentata dal M5S prima delle elezioni (allo Sviluppo economico), ma nessuno dei due si era mai segnalato per iniziative o proposte di carattere politico.

Un team di tecnici

Insomma sul ponte di comando del Miur è approdato un team di tecnici. Come interpretare questa scelta? Il minimo (o massimo) che si può dire per ora è che probabilmente i coautori del ‘contratto’ hanno volutamente concentrato la loro attenzione (e i loro ministri politicamente più fidati) sulle rispettive priorità – immigrazione, sicurezza e pensioni per Salvini; lavoro, reddito di cittadinanza e giustizia per Di Maio – lasciando altre aree come la politica economica, la politica estera, quella della difesa, e anche la politica scolastica a ministri considerati ‘tecnici’, da Tria a Moavero Milanesi, a Trenta. E a Bussetti. Non è detto però che questi ministri si limiteranno a una prudente manutenzione dell’esistente (comunque utile e necessaria). Si capirà presto.