Da LaStampa.it – 26/04/2015 – Contribuiscono all’80% dell’economia informale del Paese. Decine ormai i progetti di cooperative femminili finanziati

Anche in Senegal, una delle democrazie più stabili nell’Africa occidentale, la donna è centrale nella filiera agricola e svolge un ruolo chiave nella sicurezza alimentare. Mani invisibili e silenziose che contribuiscono almeno per l’80% all’economia informale del Paese e che cercano di salvaguardarne la biodiversità.

Tuttavia, nonostante gli sforzi fatti negli ultimi 25 anni dal governo locale per ridurre le disuguaglianze di genere, il Gender Inequality Index posiziona il Senegal al 114º posto su 146 Paesi classificati. Una fotografia, soprattutto nelle zone rurali, che vede la donna ancora discriminata socialmente ed economicamente. In questo contesto si inseriscono i programmi di aiuto del Ministero degli Affari Esteri, che, attraverso la Cooperazione italiana allo Sviluppo, ha stanziato 45 milioni di euro (2014-2016) in progetti di sviluppo rurale, dell’economia locale e di protezione sociale e di genere. Proprio in quest’ultimo settore di intervento, nonostante il taglio rispetto ai 70 milioni del primo «Progetto Paese (2010-2013)», l’Italia continua ad essere il principale donatore, rappresentando l’Europa nel dialogo politico con il governo del Senegal.

«Siamo leader non solo a livello economico, ma anche a livello tecnico – spiega Giuliana Serra – esperta di politiche di genere per l’Ufficio della Cooperazione italiana a Dakar (aperto nel 2006) -. Interveniamo per sostenere i sistemi nazionali e rafforzarli coinvolgendo tutti i soggetti in causa, rendendo così le donne attrici dei nostri interventi e non semplici beneficiarie». In un Paese in emergenza alimentare, dove il 46,7% delle donne non riesce a soddisfare i bisogni nutrizionali minimi (stime Banca Mondiale), la Cooperazione italiana ha deciso di puntare sul sostegno di processi di empowerment (responsabilizzazione) socioeconomico delle donne, come possibile soluzione alla promozione della sicurezza alimentare e della nutrizione, temi centrali al prossimo Expo2015 di Milano. Nelle regioni di Dakar e Kaolack (sud-ovest), con 6 milioni di euro dati in gestione al Ministero della Donna senegalese, sono stati finanziati 433 progetti presentati da cooperative femminili per la realizzazione di attività economiche nel settore dell’agricoltura, dell’allevamento e della trasformazione e commercializzazione di prodotti locali.

«Le richieste d’investimento sono arrivate dalle donne stesse – spiega ancora Giuliana Serra-. Abbiamo deciso in base alle loro esigenze sostenendo e rafforzando processi di empowerment, lasciando loro l’identificazione dei bisogni e delle iniziative per le quali volevano essere sostenute e accompagnandole nella negoziazione per l’accesso e il controllo delle terre e dell’acqua».

Per favorire un approccio sistemico, alcuni progetti sono stati realizzati anche attraverso le numerose Ong italiane presenti sul territorio. Come nel caso del Cisv (Comunità Impegno Servizio Volontariato), organizzazione non governativa di Torino che opera da 25 anni nel nord del Senegal con l’obiettivo di favorire l’auto-sviluppo delle comunità locali. «Appoggiamo 50 micro aziende agricole (fatturati tra i 15 e i 45mila euro annui) composte per l’80% da donne tra i 20 e i 60 anni – spiega Simona Guida, Desk Officer per i programmi Cisv in Senegal e Guinea -, attive principalmente nella produzione e commercializzazione di riso e sale, inoltre beneficiano del progetto 20 imprese “verdi” (biomasse e trasformazione plastica) e 15 comitati da 300 contadini ciascuno del principale movimento associazionistico locale».

Un altro importante intervento è stato realizzato dal Cospe, associazione di Firenze attiva nella lotta contro la discriminazione di genere in vari Paesi, che ha cercato di migliorare le condizioni socio-economiche delle donne attive nell’industria ittica, spesso costrette ad acquistare pesci di scarto a causa dello scarso potere d’acquisto.

Tra i vari interventi la Cooperazione italiana ha pensato anche di valorizzare la diaspora senegalese in Italia, con l’obiettivo di stimolare una maggiore partecipazione del settore privato allo sviluppo sostenibile del Paese. A beneficiare di una delle linee di credito è stato un Gruppo d’Interesse Economico (una sorta di cooperativa) di Medine, periferia di Mbour, composto al 90% da donne e nato grazie alla collaborazione attiva di Cps (Comunità Promozione e Sviluppo), una Ong di Castellammare di Stabia. «Con questo prestito sono riusciti a comprare uno stock di miglio, materiale di imballaggio e a riparare due mulini fondamentali per la loro attività di trasformazione dei cereali, che adesso gli permette di auto-sostenersi», ha spiegato Clemente Sabba, coordinatore di Cps in Senegal. Nonostante i tassi di accesso all’istruzione per bambine ed adolescenti siano arrivati intorno al 50%, resta ancora molto da fare nel diffondere un’educazione che consenta alle donne di conoscere i loro diritti. Un progetto, realizzato in partnership con il Ministero dell’Educazione locale, ha coinvolto 20mila bambine, promuovendo corsi di formazione per gli insegnanti su educazione e approccio di genere, salute riproduttiva e violenza. Infatti, sono ancora molte le adolescenti vittime di matrimoni precoci obbligatori o peggio di mutilazioni genitali.

L’Ufficio di Cooperazione italiano a Dakar sta accompagnando il Ministero della Giustizia nella riforma delle norme discriminatorie contenute nel codice della famiglia e nel codice penale per favorire una completa armonizzazione delle disposizioni nazionali con la normativa internazionale relativa ai diritti delle donne. L’obiettivo dell’intervento è quello di promuovere l’istituzionalizzazione di genere in tutti i settori e a tutti i livelli attraverso un approccio di sviluppo locale.