Da YourEduAction.it – 30/12/2015 – Prima il parabrezza ghiacciato, poi un pneumatico che scoppia sulla strada verso scuola, ed ecco che arrivi in ritardo. Appena giunto a scuola, il computer (contenente il video e la presentazione) si blocca. Qualche minuto dopo, Matteo attiva l’allarme antincendio proprio mentre stai tentando di rimetterti in pari con i voti sul registro elettronico. Durante la supervisione della pausa pranzo, uno studente modello viene preso a pugni sul naso. Il tuo, di naso, è completamente chiuso quando, appena prima di un incontro relativo al piano educativo individualizzato, cerchi di spiegare al preside perché non hai ancora presentato i tuoi progetti. La giornata si trascina avanti così.

Finalmente suona l’ultima campanella e, durante il primissimo momento di quiete di quell’intera giornata, all’improvviso l’idea di lasciare la professione dell’insegnamento ti sembra…beh, sensata. È quel momento in cui avresti voglia di dire, “Mi licenzio!”

Non siamo soliti condividere questi sentimenti, perché pensiamo di doverci costantemente comportare come l’eroica figura dell’insegnante-salvatore che riempie le opere narrative più famose dedicate alla nostra professione. Eppure…

Lascia che ti confidi un segreto. Gran parte degli insegnanti arriva ad un punto in cui sente di voler mollare tutto e arrendersi. Molti sentono il peso di non aver fatto abbastanza, percepiscono la frustrazione dell’attenzione negativa rivoltaci dai media e si sentono messi alla prova da studenti apatici e disfattisti. A volte, i limiti e la solitudine degni di un guardiano del faro sembrano schiacciarci.

 

È a quel punto che l’immensità del nostro compito sembra insormontabile e finiamo col cadere in disperazione.

Nel guidare verso casa dopo una giornata come quella, potremmo sentirci tentati dal dichiararci malati e richiedere un supplente. A volte è la scelta più giusta.

Ma esiste anche un’altra possibilità.

Puoi prendere quell’empatia e comprensione che normalmente dedichi ai tuoi studenti e focalizzarla su te stesso. Puoi prendere in considerazione diverse strategie per cercare di accettare gradualmente la tua situazione, riflettendo su ciò che bisogna fare e preparandoti a tornare a scuola il giorno successivo. Per esempio, prova a considerare le seguenti strategie di recupero:

1. Trova una Spalla Amica

Chiama un collega fidato, possibilmente qualcuno che lavora nell’insegnamento da molto tempo. Sfogati. Piangi. Ridi istericamentee goditi un bel bicchiere di birra o vino. Confida al collega le tue difficoltà e frustrazioni. Ogni singolo insegnante avrebbe da raccontare almeno una storia di studenti o genitori completamente fuori di senno. Ti basterà chiedere. Approfitta di questi momenti per dare un taglio al senso di isolamento che domina il nostro lavoro. Nessuno fugge dall’insegnamento – né, del resto, da qualsiasi altra professione – senza domandarsi se ha fatto o meno la scelta giusta. Neppure gli “Insegnanti dell’Anno”. In altre parole, caro collega, non sei solo!

2. Respira

Sembra semplice, ed infatti lo è. Siediti in compagnia di tutto il tuo malessere e prestagli attenzione. Accetta le frustrazioni accumulate durante la giornata e lasciale andare. Ascolta il tuo monologo interiore e cerca di essere gentile con te stesso. Se possibile, integra quest’abitudine nella tua giornata lavorativa. Lascerai così spazio a minore reattività e ad un atteggiamento di maggior stabilità emotiva.

3. Organizza Attività Collaborative

Prendi in considerazione l’idea di mettere in pausa le lezioni che hai in programma per dedicare invece del tempo al coinvolgimento degli studenti in attività di creazione dello spirito di gruppo. Lessi di un insegnante di Inglese che, dopo settimane di saggi e preparazione agli esami, colse di sorpresa la sua classe di quarta superiore organizzando una partita a pallone su strada. Il sole splendeva, i ragazzi correvano come forsennati e, alla fine, i volti di tutti erano illuminati dal sorriso. Fu pazzesco, imprevisto e assolutamente magnifico.

4. Stabilisci le priorità

Hai pile di documenti in coda sulla scrivania? Orde di genitori sono in attesa di una tua email? Ci sono permessi per gite scolastiche da elaborare? Devi controllare se il laboratorio è pronto per la lezione di domani? Ecco cosa fare quando sei sopraffatto da una carica di compiti – scrivi un elenco di tutto ciò che devi portare a termine nei due giorni successivi. (Proprio così. Scrivi! L’atto fisico dello scrivere fornisce un senso di controllo). Osserva l’elenco e scegli i primi tre compiti. Quei tre sono i compiti da svolgere assolutamente, azioni urgentissime che sono fondamentali per garantirti di restare vivo fino al giorno dopo. Dopo averli completati, eliminali dalla lista e vai a dormire prima del solito.

5. Acquisisci una nuova Prospettiva

L’insegnamento non deve consumarti. Dedicare ogni singola ora di veglia all’insegnamento non può che condurci all’esaurimento. E l’esaurimento è un’evenienza reale. Si presenta quando le richieste e le aspettative del nostro lavoro finiscono con il soffocare la nostra gioia. Anche ogni altro ruolo che ricopri è importante: amico, coniuge, parente, escursionista, lettore, ballerino, burlone, o fornaio – più un milione di altre stimolanti possibilità. Queste ulteriori sfaccettature della tua personalità hanno bisogno di attenzione. Dimentica il lavoro nel fine settimana. Vai a fare un giro nel bosco, o a giocare una partita a calcio. Va’ a goderti un bel massaggio. Non lasciare che la felicità sfugga via dalle tue mani. Possiamo essere insegnanti buoni, premurosi e rigorosi, ma sacrificare le nostre vite personali per farlo è un prezzo oltremodo salato e insostenibile.

“Vi sono vibrazioni di vita nel malcontento” scrisse E.M. Forster, intendendo che persino nella frustrazione e nella disperazione esiste una tenue fiamma desiderosa di riscaldarci. La vita – la nostra e quella dei nostri studenti – ci esorta. Non è feroce, né burrascosa, e a volte è possibile che sia a malapena un misero scintillio. E nei più terribili giorni scolastici, potrebbe non essere affatto percepibile. Ma sappi che la vita c’è, sempre. E quando aprirai la porta della tua classe domattina, sarà lì ad aspettarti.