Da TecnicaDellaScuola.it – 15/01/2015 – Al sud il calo del numero dei docenti è consistente. In controtendenza alcune regioni del nord. Le dinamiche demografiche giocano un ruolo decisivo.

Che la riforma Gelmini e la successiva riforma delle pensioni, attuata tra le lacrime da Elsa Fornero, avrebbero prodotto una diminuzione dei docenti di ruolo, era cosa scontata. Oggi che le due riforme suddette,  sono entrate congiuntamente a regime, il risultato del calo di insegnanti di ruolo è evidente a tutti. Infatti nel sud d’Italia si registra un notevole calo di docenti di ruolo rispetto alle rilevazioni di 5 anni fa. In Calabria si contano il 15% in meno di insegnanti in ruolo, la diminuzione è quasi tutta concentrata alle scuole secondarie di secondo grado. È Reggio Calabria la più colpita delle province calabresi per questo triste primato. Infatti a Reggio la percentuale del calo di docenti di ruolo è pari al 16,7%, a Cosenza si cala solo, si fa per dire, del 14,4% di riduzione delle cattedre. Questo calo di docenti ha reso più difficile la mobilità verso le città capoluogo di provincia. Ci sono docenti di ruolo di italiano e latino che nella provincia di Reggio Calabria, con oltre 110 punti per la mobilità, non riescono ad ottenere da anni il trasferimento nella città della Fata Morgana. E poi ci sono docenti che ormai titolari da qualche decennio in scuole della città calabrese, si sono visti trasferiti d’ufficio in comuni lontani oltre i 50 chilometri. Una situazione quella degli organici in Calabria, non troppo rosea. Organici malfatti, che non tengono minimamente conto delle problematiche territoriali e del fenomeno della dispersione scolastica, quelli che vengono fatti in Calabria. Pare che i coordinatori degli Ambiti territoriali provinciali calabresi, siano pronti a sacrificare posti di lavoro, per eseguire ciecamente gli ordini impartiti dalle circolari ministeriali, volte sempre a fare cassa e a risparmiare risorse economiche. In controtendenza a questo quadro negativo del sud Italia, sono gli organici di alcune province del nord del Paese. In Toscana, Emilia Romagna, ma anche le solite Lombardia e Piemonte, si registrano addirittura aumenti del numero dei docenti di ruolo. Aumenti modesti che oscillano tra il 3% e l’8%, ma che comunque segnano una crescita degli insegnanti di ruolo. Le motivazioni possono essere principalmente due , le maggiori immissioni in ruolo di questi ultimi anni, che sono state maggiori al nord, e il minore flusso dei trasferimenti da nord verso sud di questi anni. In buona sostanza ad una crescita degli alunni dal 2008 al 2013 avvenuta in tutta Italia, si registra un preoccupante calo dei docenti, che passano da 843mila a 766mila. In controtendenza i docenti di religione che sembra godano di ottima salute, aumentano anche al sud, nonostante gli alunni che richiedano di avvalersi dell’ora di religione diminuiscono. Miracoli che avvengono solo in Italia. Chissà come mai?